Folla fuori dal tribunale in sostegno a Bellosi, a processo per danneggiamento della teca dedicata a Mussolini
Como Il presidio è stato organizzato da Anpi e Arci in occasione della prima udienza per dimostrare sostegno allo scrittore e operatore sociale accusato per aver tolto i fiori dalla lapide pro Mussolini a Giulino di Mezzegra, nel 2023
Como
Folla fuori dal tribunale di Como questa mattina, venerdì 27 febbraio, per l’inizio del processo contro Cecco Bellosi, accusato di danneggiamento alla teca e all’effigie raffigurante Benito Mussolini e Claretta Petacci sul muro perimetrale di Villa Belmonte a Giulino di Mezzegra e definiti «beni esposti per necessità alla pubblica fede».
L’episodio per cui oggi Bellosi, ex esponente di Potere Operaio e da più di vent’anni coordinatore della comunità “Il Gabbiano”, deve presentarsi in aula è avvenuto il 28 aprile del 2023, giorno in cui nel 1945 furono giustiziati Benito Mussolini e Clara Petacci. «La notte del 28 aprile, anniversario del tirannicidio, ho tolto i fiori che mani fasciste avevano apposto sopra la teca - ha dichiarato lo
stesso Bellosi - Non ho fatto altro e trovo tutt’altro che surreale essere accusato di antifascismo. In questo periodo questa accusa da parte del pubblico ministero di Como è un atto iperrealista». La denuncia ai carabinieri per quel gesto è stata fatta da Primo Turchetti che guida l’associazione “Mario Nicolini”, che ogni anno nella domenica più vicina al 28 aprile organizza la commemorazione in suffragio di Mussolini.
«Il caso del processo a Cecco Bellosi è emblematico e confidiamo che la giustizia faccia il suo corso con l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato e il merito, non colpa, dell’imputato è essere reo confesso di antifascismo», si legge nella nota a firma del presidente Arci Como Gianpaolo Rosso, che ha confermato il proprio sostegno al presidio indetto dall’Anpi.
In tribunale oggi sono previste le deposizioni dei testimoni e a seguire di Bellosi stesso. «Io ho solo tolto dei fiori da un posto che è illegale, perché è apologia di fascismo- ha dichiarato Bellosi al giudice - Ma non avevo alcun oggetto in mano e non ho infierito sulla teca. Ho messo i fiori in macchina e a Lenno li ho buttati via, non prima di avere tolto il vasetto di plastica dalla pianta grassa per non inquinare».
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