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Sanità Il passaggio delle competenze dalle Asst all’Inps paralizza le commissioni e gonfia i costi. Pazienti fragili costretti a pagare, mentre i tempi d’attesa nel Comasco superano i quattro mesi
Como
Invalidità, è già caos tra pazienti e medici, per i certificati si spendono fino a 300 euro a pratica.
Dal primo del mese, con il passaggio dalle Asst all’Inps, le richieste per le certificazioni tema disabilità e invalidità, raccontano i medici di famiglia, passano sempre più spesso dagli ambulatori dei medici di famiglia e sempre meno dalle commissioni centrali, prima deputate a smaltire questi compiti e ora ridotte nei numeri. Succede così che invece di semplificare le misure per riconoscere diritti e tutele, sostengono i medici, le cose si siano complicate.
I pazienti, con faldoni di documenti e referti al seguono, domandano aiuto al proprio condotto che fino allo scorso mese era tenuto solo a redigere una sorta di riassunto, utile a chiedere l’invalidità davanti alla commissione. Adesso invece il medico deve valutare tutta la pratica, scannerizzare carte ed esami, foglio per foglio, sperando di non sbagliare, preparando tutte le cartelle da portare all’Inps. Un carico burocratico che molti medici si rifiutano di fare, gli ambulatori sono già pieni. Per loro non è un obbligo, prima in cambio domandavano un compenso che ora è stato rivisto al rialzo, circa 200 euro a pratica. Altri utenti si rivolgono ai patronati o agli sportelli privati con tariffe ancora superiori.
Al netto del lavoro straordinario per i medici resta il disagio per i cittadini. Le domande preparate via sportelli fino a febbraio, spiegano i medici, devono essere reinserite tramite i nuovi canali. Anche in altri territori i sindacati denunciano criticità legate al passaggio dei certificati dalle vecchie commissioni delle Asst. Nel Comasco le richieste pendenti davanti alle commissioni erano già circa 10mila nel 2025. Da sessanta giorni di attesa per fare la visita finale si è passati in due anni a novanta, cento giorni, fino a punte di quattro mesi.
«Se l’obiettivo della riforma era ridurre il numero dei cittadini che riescono a ottenere l’invalidità allora ce l’abbiamo fatta – commenta laconico Massimo Monti, segretario provinciale della Federazione medici di medicina generale – stiamo spendendo miliardi di euro di Pnrr per la digitalizzazione, ma a noi per le certificazioni tocca scannerizzare fotocopia per fotocopia. Queste attività per i medici sono libero professionali, gli oneri sono a carico dei pazienti. Ogni procedura, lunga, ha tempi e tariffe, per forza in aumento. Molti colleghi piuttosto di domandare cifre troppo alte non fanno più queste pratiche». Associazioni per i diritti dei disabili come Ledha avevano domandato un «rinvio della sperimentazione» per le certificazioni di invalidità, materia che è passata dalle Asst all’Inps. «La sperimentazione già introdotta a Brescia non aveva funzionato nel 2025, avevamo chiesto un rinvio – spiega il coordinatore della Uil del Lario Dario Esposito – da marzo le difficoltà anche qui non mancano, anzi sono evidenti. Le commissioni Inps sono diminuite, i medici con 1.800 assistiti si rifiutano» I sindacati offrono un supporto per redigere i documenti, ma c’è comunque bisogno di un medico per completare i certificati.
«La riforma è un ostacolo per chi chiede l’invalidità – commenta Massimo Coppia, segretario della funzione pubblica della Uil del Lario - oggi chi ha bisogno di avviare la procedura deve sostenere un costo che può arrivare anche tra i 200 e i 300 euro, e talvolta oltre, solo per ottenere le carte necessarie ad accedere a un diritto. Diritto che spetta a persone fragili, vulnerabili e già in difficoltà».
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