La lunga crisi del Pronto soccorso a Como: promesse dal governo ma i problemi restano

Lo scandalo Parlano i sottosegretari Butti e Molteni: «Subito più fondi, è almeno un primo passo concreto. Aspettative alte, giustamente, ma bisogna fare meglio»

Sui gravi problemi del Pronto soccorso del Sant’Anna il governo promette impegno, ma il cambio di rotta non arriverà a breve.

Da tempo il reparto di emergenza di San Fermo è in crisi, lo testimoniano decine di segnalazione da parte dei cittadini. Anche la direzione ospedaliera ha confermato le difficoltà e teme che nel prossimo futuro le cose possano persino peggiorare. Mancano i posti letto per ricoverare i pazienti, che restano in attesa a lungo sulle barelle. Dalla Regione, interpellata anche ieri, non arrivano risposte.

Manca una programmazione strategica nazionale

«Se i Pronto soccorso sono al collasso è per la mancata programmazione strategica nazionale – dice Alessio Butti (Fratelli d’Italia), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – la situazione nel nostro Paese è drammatica e la provincia di Como purtroppo non fa eccezione. È un problema ereditato dai precedenti esecutivi, che compromette l’inalienabile diritto alla salute dei cittadini. La pandemia ha messo in luce, qualora ce ne fosse stato bisogno, tutte le criticità del nostro sistema sanitario nazionale, generate da politiche miopi, prive di una programmazione a lungo termine, che hanno anteposto la logica dei tagli lineari a quella degli investimenti. Da ciò deriva anche la grave questione dei Pronto soccorso. Si tratta di un’emergenza nazionale, che tale è da tempo». E da tempo la politica, regionale e nazionale, non trova un rimedio. Butti se la prende esplicitamente con i governi guidati da Conte, Renzi, Letta e Draghi, insomma dal centrosinistra.

Il Pirellone però è appannaggio da decenni del centrodestra, come di recente anche Palazzo Chigi. «Come rappresentanti del Governo ci troviamo ora ad operare in un contesto più complesso – dice Butti - rispetto al passato, perché all’emergenza sanitaria si affianca una crisi che investe famiglie e imprese, anche a causa del caro energia, al quale è urgente porre rimedio. In questa congiuntura sfavorevole, non manca però la nostra volontà di lanciare un segnale in difesa dei Pronto soccorso. In legge di Bilancio abbiamo incrementato di 200 milioni l’indennità di Pronto soccorso a decorrere dal 2024. Pochi per colmare le problematiche esistenti, ma certamente qualcosa in più del nulla cosmico degli anni scorsi». Dunque sono in arrivo incentivi per il personale. Secondo Butti comunque è stato un errore ridurre i posti letto e puntare sui grandi ospedali per acuti, come successo dieci anni fa anche a Como su impulso della Regione. Mentre l’idea di riunire i medici di base nelle “case di comunità” portata avanti in Lombardia è poco realistica senza personale.

«I governi di sinistra hanno tagliato per decenni»

«Il Pronto soccorso è la porta dell’ospedale – dice Nicola Molteni (Lega), sottosegretario al ministero dell’Interno – è fondamentale che sia efficiente. I governi di sinistra hanno tagliato per decenni. In questa legge di bilancio abbiamo stanziato due miliardi aggiuntivi per la sanità. Un primo passo, abbiamo altre quattro manovre da affrontare e la sanità non sarà certamente dimenticata. L’attenzione c’è ed è evidente, figurarsi dopo due anni e mezzo di Covid. Sull’emergenza-urgenza il ministero della Salute ha incontrato le associazioni dei medici ed è già al lavoro». Ma i medici al Sant’Anna e al Valduce sono pochi oggi, serve mettere una pezza adesso. La Regione potrebbe iniziare a garantire più posti letto a stretto giro. «La Regione Lombardia resta un modello per la sanità – ribatte Molteni – l’aspettativa è giustamente alta e se dobbiamo migliorare lo faremo. Non è un mio tema, ma l’orientamento nazionale guarda all’assunzione degli specializzandi e al riconoscimento dell’attività usurante per incentivare le retribuzioni». Intanto i problemi restano e a San Fermo si prevedono settimane ancora più critiche.

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