Stamattina la processione delle Palme: «Il Cristo Crocifisso continua ad agire»

Chiesa Nella domenica delle Palme la benedizione dei rami d’ulivo in San Fedele, seguita dalla processione fino alla Cattedrale.

Como

«Un Dio umile, un Dio mite» che entra «nella Città santa a dorso di un asinello» e che non si sottrae al dolore e alla tortura. «Questo è lo stile vero del Dio di Gesù Cristo», come ha ricordato stamattina il cardinale Oscar Cantoni nell’omelia della messa della Domenica delle Palme. Ad aprire la celebrazione, la benedizione dei rami d’ulivo in San Fedele, seguita dalla processione fino alla Cattedrale.

«Egli continua ad agire nella storia adoperando sempre, fino ad oggi, mezzi poveri, strumenti umili, tanto da essere incompreso e deriso. Usa segni che però lasciano trasparire la fedeltà ostinata di Dio che si impegna efficacemente per i suoi figli, a qualunque costo, evitando di sentirsi in ogni modo al centro dell’attenzione e di essere riconosciuto nella sua grandezza, così che noi poi ci sentiamo in obbligo di seguirlo», la sua riflessione dopo la lettura del racconto della Passione secondo l’evangelista Matteo.

«Durante questa settimana – ha aggiunto il vescovo –, troviamo il tempo per contemplare il Crocifisso: è la misura dell’amore di Dio per noi ciascuno di noi. Da questo gesto impariamo noi pure a perseverare nell’amore costoso e sacrificale prendendoci cura degli altri, in modo continuativo, senza paura di spendere la vita per Dio e per i fratelli».

Così ha fatto questo pomeriggio lo stesso Cantoni, ai piedi del “Signur de Comm”, in occasione dell’ostensione del Santissimo Crocifisso per la Settimana Santa nella basilica di viale Varese. «È una consuetudine così marcata che molti avvertono come naturale la tradizionale visita di questo santuario, luogo di ascolto, di penitenza, di conversione e di consolazione».

Ancora, «la visita al santo Crocifisso, il saperci attesi, accolti, perdonati, anche attraverso il sacramento della riconciliazione, possa generare una nuova disponibilità a promuovere gesti di responsabilità gli uni nei confronti degli altri, a chinarci sulle miserie di quanti soffrono come noi e più di noi, a rinunciare alla ostilità, promuovendo piuttosto una cultura di pace, di vicinanza e di fraterno soccorso».

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