(Foto di ANSA)
Dopo il voto Per Iantorno (Avvocati per il “No”) questo risultato non è contro la riforma in sé ma contro questa specifica proposta. Giudici dal fronte del Sì: «Ora stallo pericoloso»
Como
Il tentativo di scindere le carriere dei magistrati si infrange contro il voto popolare. Nonostante un’affluenza significativa, che ha visto quasi un italiano su due recarsi alle urne, i cittadini hanno scelto di mantenere lo status quo costituzionale, respingendo la riforma Nordio. È una frenata brusca per il progetto di revisione dell’ordinamento, che ora costringe la politica a un’analisi profonda sulle ragioni di un distacco così netto tra le proposte di legge e la sensibilità dei cittadini. Il verdetto delle urne non lascia spazio a interpretazioni: la struttura attuale della magistratura non si tocca.
Per l’avvocato Marcello Iantorno (Comitato Avvocati per il No), che ha sostenuto con vigore le ragioni del No, si tratta di una vittoria della democrazia e della tenuta istituzionale: «È un risultato assolutamente positivo, perché così viene salvaguardata la Costituzione italiana e l’equilibrio tra i poteri dello Stato». Iantorno sottolinea come il No non sia un voto contro la riforma in sé, ma contro questa specifica proposta: «Restano aperti i problemi della giustizia, che sicuramente non erano oggetto del referendum. Ora bisogna adoperarsi per soluzioni a tutela dei diritti, a partire dai tempi dei processi e dalla cronica carenza di personale amministrativo e giudiziario».
«Ristabilito un clima di maggiore serenità nella magistratura che permette ai magistrati di svolgere i propri compiti in modo autonomo»
Secondo Iantorno, il mancato passaggio della riforma potrebbe paradossalmente riportare quella serenità necessaria al funzionamento dei tribunali: «La magistratura ha vissuto questo periodo di dibattito sentendosi particolarmente offesa e aggredita. Con la vittoria del No si ristabilisce un clima di maggiore tranquillità nel settore, permettendo ai magistrati di svolgere i propri compiti in modo imparziale e autonomo rispetto alle pressioni esterne».
L’avvocato esorta la politica a non fermarsi e a intervenire subito su digitalizzazione, edilizia giudiziaria e, soprattutto, sul sistema carcerario: «Lì c’è da trovare soluzioni conformi alla dignità umana. Se non si opera per la rieducazione, il tasso di recidiva aumenterà. Su questi fronti, anche nel giro di pochi mesi, si potrebbero vedere i primi risultati reali».
«Su temi delicati come questo gli italiani chiedono rassicurazioni forti»
Dal fronte del Si, l’avvocato Davide Giudici incassa la sconfitta con realismo, ma avverte sui rischi concreti dell’immobilismo legislativo: «Il risultato va rispettato senza cercare scorciatoie. Credo sia mancata fiducia: su temi delicati come la giustizia, gli italiani chiedono rassicurazioni forti. Probabilmente non siamo riusciti a trasmettere fino in fondo che l’obiettivo era migliorare le garanzie per l’imputato, non colpire la categoria dei magistrati». Giudici teme che ora il tema della riforma possa finire in un cassetto per i prossimi dieci anni: «Il rischio di rallentamento esiste ed è inutile negarlo. La giustizia resta uno dei nodi critici del Paese. Nessuno “vince” davvero quando una riforma si ferma, perché a pagare il prezzo dello stallo sono sempre i cittadini».
© RIPRODUZIONE RISERVATA