Cronaca / Como città
Venerdì 20 Febbraio 2026
Lavori fermi sul torrente Cosia: si attendono altri fondi
La situazione Interventi necessari dopo i danni causati durante l’alluvione di settembre, ma ora stop al secondo lotto di lavori. Le rive a monte sono da mettere in sicurezza. Preoccupati cittadini e Legambiente. Tiso: «Adottare misure preventive»
Cosia, restano da mettere in sicurezza le rive a monte.
Dopo i forti temporali di settembre operai e tecnici della Regione sono intervenuti sopra a via Pannilani per gestire l’emergenza tra ottobre e novembre, occorreva individuare e sostituire un tratto di rete fognaria rotta con vistose e maleodoranti perdite a valle. Quindi ComoAcque la scorsa settimana ha concluso i lavori per proteggere i collettori fognari disseminati in luoghi abbastanza impervi nella valle che risale verso Lora e Tavenerio.
I timori
Negli scorsi giorni però alcuni residenti, visto il grande disboscamento dei terreni e il materiale ancora presente nel greto del torrente, hanno avanzato dubbi e timori, segnalati anche alle associazioni ambientaliste. E’ dunque vero, fa sapere tramite i canali riservati alla stampa l’ufficio tecnico regionale presente in città, che «sono stati chiesti ulteriori finanziamenti sulla base dell’ordinanza emessa il 22 settembre del 2025», subito dopo il temporale che ha fatto franare terreni e sponde. I fondi però «non sono stati stanziati» e dunque un secondo lotto di opere resta al momento fermo. Servirà capire se in primavera verranno «riconosciute risorse economiche per proseguire con la sistemazione dei versanti, visto che comunque rientrano nel complessivo dissesto dell’area anche vista la presenza di numerosi alberi caduti». Per l’alveo del Cosia andrebbero inoltre eseguite opere di completamento, in parte ultimate verso via Al Paradiso, con una generica pulizia nella parte che è più vicina alla città.
Le valutazioni
Un fatto che sottolineano non senza qualche perplessità i tecnici della Regione, è che molti dei terreni boscosi ai confini cittadini a nord non sono del demanio o del Comune, non sono insomma pubblici, bensì si tratta di terreni privati. E dunque sarebbe necessario che i privati stessi si attivino per effettuare tagli, sfalci e operazioni di contenimento. E’ chiaro che questo è un limite nell’ambito di una emergenza, non sempre singoli cittadini o famiglie hanno gli strumenti e le informazioni utili a intervenire in maniera tempestiva.
Nel prossimo piano a livello regionale comunque tecnici e uffici stanno valutando quali lavori, considerati prioritari, inserire negli elenchi con le relative coperture economiche. L’obiettivo è prevenire altre frane o cedimenti, pericolosi per le infrastrutture e per la portata del torrente. Il caso come detto è arrivato all’attenzione per esempio di Legambiente, realtà che da tempo domanda maggiore attenzione in tema di prevenzione.
«Esiste un’indagine sul rischio idrogeologico rappresentato dall’alveo del torrente?»
«Chiusa l’emergenza relativa al collettore rotto la domanda che mi pongo è se esiste una indagine sul rischio idrogeologico rappresentato dall’alveo del torrente – commenta Enzo Tiso, presidente del circolo comasco di Legambiente - in particolare dopo l’alluvione di settembre, rive e sponde anche vicino alle case sono state erose. Chiedo quali misure preventive sono state adottate e quali si vorranno adottare alla luce degli ultimi eventi, vista la sempre maggiore frequenza di questi episodi».
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