Le vietano di avvicinarsi alla famiglia. Ma la stalker dice no: «Meglio il carcere»
Como
Piuttosto che accettare l’applicazione del braccialetto elettronico, con il divieto di avvicinamento ai propri figli (e al compagno), ha scelto di andare in carcere, finendo con l’essere rinchiusa a San Vittorie. È questo l’epilogo di una brutta storia di famiglia, in cui a finire nei guai è stata una donna accusata prima di maltrattamenti in famiglia nei confronti del compagno e dei figli, quindi – dopo l’essere stata costretta dal giudice civile ad abbandonare il tetto di casa, con i figli affidati al marito – anche di stalking non rassegnandosi alla decisione stata presa dal magistrato, fino appunto all’emissione della misura cautelare del divieto di avvicinamento (a meno di un chilometro) ai componenti della propria famiglia con tanto di applicazione del braccialetto elettronico, strumento che tuttavia la mamma non ha accettato preferendo trascorrere il tempo in carcere in attesa di definire le proprie vicende penali.
La protagonista di questa tormentata vicenda è una donna di 50 anni (di cui non forniamo altre indicazioni a tutela dei figli minori). La vicenda parte già nel 2020, con l’accusa per la donna di una lunga serie di maltrattamenti in famiglia. La cinquantenne, che era stata denunciata non solo dal compagno, ma anche da uno dei figli, era stata allontanata da casa ma non si era mai realmente rassegnata a quanto stava avvenendo, dopo che pure lei aveva denunciato il compagno in sostanza per la stessa tipologia di reato. La donna, insomma, voleva tornare nella abitazione dove viveva in precedenza, presentandosi spesso sulla porta di casa, anche nelle ore notturne, suonando il campanello, entrando in giardino o nel garage dell’abitazione per trascorrere delle ore. Tutti fatti che sono stati regolarmente segnalati e che sono finiti in un nuovo fascicolo, questa volta aperto per l’ipotesi di reato non più di maltrattamenti in famiglia bensì di stalking.
In una occasione, è emerso nelle indagini, a finire nel mezzo erano stati anche i Carabinieri (aggrediti), nell’ambito di atti persecutori proseguiti - stando alla denuncia - fino allo scorso mese di luglio quando dal Tribunale di Como è stata notificata alla mamma (e moglie) cinquantenne una ordinanza cautelare che le impediva l’avvicinamento ai figli e al marito ad una distanza inferiore ai mille metri, il tutto sorvegliato dal braccialetto elettronico. Ma la protagonista di questa vicenda giudiziaria non ha voluto accettare questa imposizione, rifiutando il braccialetto elettronico ordinato dal giudice delle indagini preliminari su richiesta del pm e per questo motivo preferendo proseguire la propria vicenda dal carcere di San Vittore dove si trova ora in custodia e in attesa di sviluppi.
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