Lungolago, il nodo dei costi (alti). Rapinese: non pagheremo tutto noi
Paratie. Confronto tra Comune e Regione su chi dovrà accollarsi le spese di manutenzione. Il sindaco: «L’acqua del lago viene venduta, e c’è chi incassa. Non può ricadere tutto su Como»
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Diciotto anni e mezzo dopo il via ai lavori della maxi opera antiesondazione il nodo sul tavolo è ora la gestione. Sia in termini operativi (il funzionamento delle paratie manuali e delle pompe collegate alle vasche sotto la passeggiata), ma soprattutto economici. Chi deve pagare energia elettrica e manutenzioni periodiche, tra l’altro con il rischio tutt’altro che remoto che il livello del lago venga tenuto dal Consorzio dell’Adda (che regola le dighe di Olginate) in prospettiva sempre più alto per contrastare le crisi idriche?
Su questo punto è iniziato il confronto tra Palazzo Cernezzi e Regione Lombardia e il tema, insieme con i parapetti (verrà probabilmente definito qualcosa nell’arco di un paio di settimane), è sul tavolo della discussione tra il sindaco Alessandro Rapinese e l’assessore regionale agli Enti locali Massimo Sertori.
Ma andiamo con ordine. Nessuno ha fornito cifre su quale sarebbe il costo annuo di gestione delle paratie, ma guardandosi indietro e andando al 2008 quando venne avviata l’opera si parlava di un tetto massimo annuo di 80mila euro. Da allora sono passati 18 anni e sulle cifre c’è chi sostiene servano 50mila euro per l’elettricità e chi, addirittura, parla di complessivi 400mila euro annui. Una cifra plausibile, tenendo conto proprio dell’elettricità, a cui però andranno aggiunti i costi per la pulizia periodica delle vasche e dei panconi, per il personale e per le manutenzioni potrebbe attestarsi attorno ai 150mila euro l’anno. Soldi che Como punta, evidentemente, a far pagare alla Regione. Venerdì sera su Etv il sindaco Alessandro Rapinese non ha fornito dettagli, ma ha chiarito i termini della questione. «Si sta vedendo – ha dichiarato - come gestire l’accompagnamento del cantiere da parte di Regione al Comune di Como, sia da un punto di vista economico in relazione ai costi, sia dal punto di vista gestionale, per quanto riguarda l’alzare e abbassare le palancole. Cercheremo di coinvolgere in questo lavoro la Protezione civile del Comune di Como e sarà una delle esercitazioni che ogni tanto dovranno fare, ma si stanno guardando i consumi energetici in relazione a quello che è l’uso». E su questo punto gli approfondimenti sono in corso: «La verità è che il Comune di Como – ha proseguito Rapinese - dovrebbe pagare l’utilizzo delle pompe quando il lago viene tenuto alto da un Consorzio che poi quell’acqua la cede. Più viene tenuto alto il lago e più il Comune di Como paga per dare un beneficio a un’area vasta». E ancora: «Ogni singola azione derivante da questo passaggio ha un impatto anche economico oltre che legato alla gestione. Noi non abbiamo voce su quanto deve essere tenuta alta l’acqua del lago e se il Consorzio la tiene a 130 cm io devo tenere le pompe costantemente in azione e pagherebbero i cittadini comaschi per tutti quelli che ne beneficiano. Parliamo di acqua che viene venduta e quindi qualcuno incassa, ma siamo all’inizio di un confronto positivo. Ho visto un atteggiamento aperto al confronto».
Secondo i dati storici degli ultimi quattro anni è stato stimato (in base a piogge forti e quantità d’acqua) in 51 giorni l’anno il periodo in cui le pompe dovrebbero funzionare, ma il dato è destinato a crescere per la crescente necessità d’acqua da parte delle coltivazioni della pianura e per le stesse ammissioni fatte in passato dal Consorzio dell’Adda e, cioè, lago più alto con le paratie. Ecco perché Como, dopo 18 anni, non vuole ritrovarsi con un conto (incerto) da saldare ogni 12 mesi.
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