Negli ospedali mancano i posti letto per gli adolescenti con problemi psichiatrici
Il caso La storia emersa un anno fa di un minore comasco costretto a curarsi lontano da casa ha riportato l’attenzione sul tema. Ancora il ragazzo non ha trovato una struttura sul territorio pronta ad accoglierlo
Emergenza psichiatrica tra i minori, Tommy dopo un anno dal ricovero non ha ancora trovato un posto vicino a casa. Poco più di un anno fa, dopo la prima fase acuta a marzo, avevamo raccontato della difficile e travagliata storia di un giovane sedicenne affetto da un grave disturbo dello spettro autistico, con crisi comportamentali impossibili da gestire a casa.
Dopo più corse in ospedale, Tommy era rimasto in Pronto soccorso per oltre una settimana, salvo poi essere trasferito in Psichiatria con gli adulti. Dopo aver ringraziato tutto il personale del Sant’Anna, in particolare proprio gli specialisti della Pediatria che gli erano stati vicini, la famiglia aveva trovato e accettato una sistemazione in una comunità protetta, a Pavia, solo grazie alla mediazione della Rete emergenza autismo.
Una ritrovata stabilità e poi di nuovo i problemi: non c’è posto
«I posti letto negli ospedali dedicati ad adolescenti con questi gravi bisogni di cura non bastano»
«Alla Casa di Leo a cui siamo grati Tommaso deve la sua ritrovata stabilità – racconta mamma Alice -. Oggi il mio ragazzo non ha più bisogno di farmaci, sedazioni, è lucido, è più calmo. Certo ha bisogno di un sostegno, di una comunità o di una residenza da frequentare. Purtroppo però, trascorso un anno, non riusciamo a trovare un servizio adatto. Durante il periodo più acuto, la scorsa primavera, i posti letti negli ospedali dedicati agli adolescenti con questi gravi bisogni di cura non bastavano. Quanto al decorso e al ritorno alla quotidianità, nella gestione delle fasi e dei mesi poi successivi, le comunità purtroppo hanno sempre liste d’attesa molto lunghe e quasi tutte non accettano i casi più spinosi come il nostro».
Seguito a Pavia, lontano dalla famiglia
Venuta a conoscenza della storia di Tommy, la specialista Natascia Brondino - esperta dei disturbi più impattanti dell’autismo - era arrivata a Como per valutare in reparto Tommaso e trovare per lui un posto nella struttura pavese, dove ancora è seguito, in maniera residenziale. Per i primi otto mesi, alla ricerca di un equilibrio, il ragazzo ha vissuto soltanto dentro alla comunità, senza possibilità di aprire alle visite di mamma e papà, oltre alla sorella minore, le visite sono state rarissime. Oggi, ogni mese ,la famiglia può incontrarlo, ma gli affetti si immaginano sempre vicino a casa, accanto a noi. «Certo, da mamma vorrei abbracciarlo ogni giorno – racconta Alice – ma senza una soluzione sicura, seguita, tornare a casa da soli significa correre il rischio di peggiorare, con l’incubo di rientrare in emergenza in Pronto soccorso e vederlo legato al letto. Non potrei sopportarlo ancora. Spero che raccontare la nostra storia, che pure mi è difficile, possa essere uno strumento utile per chiedere alla società e alle autorità di fare il possibile per aiutare altre famiglie come la nostra. Sperando che il sistema possa trovare soluzioni per bambini e ragazzi che hanno problemi complessi, certamente più che speciali».
Nel Comasco pochissime comunità attrezzate
La Regione Lombardia, una delle più attrezzate nel panorama nazionale, lo scorso autunno aveva adottato delle misure per ampliare la rete delle emergenze psichiatriche dedicate ai minorenni. Il bisogno però, anche superate le crisi, è crescente, nel Comasco le comunità attrezzate si contano sulle dita di una mano. «Abbiamo bussato a tutte le porte, con l’aiuto dei servizi pubblici, ma da un lato l’elenco dei richiedenti è molto è lungo, dall’altro c’è bisogno di garanzie per seguire Tommaso durante possibili episodi critici. Stare lontani è una sofferenza, ma durante quest’anno è un fatto che abbiamo dolorosamente accettato per il suo bene».
Costruire da zero una comunità che risponda a complicati bisogni simili è una vera impresa, le poche realtà attive nel Comasco ci sono riuscite dopo anni di impegno, coraggio, fatica, tra progetti, finanziamenti e permessi. L’esempio in questione, certo più spinoso del solito e che ha già fatto i conti con mille difficoltà anche personali e intime, racconta però un mondo spesso poco noto. Trascorsi gli anni poi queste esigenze sanitarie mutano, i ragazzi, come ormai anche Tommaso, diventano maggiorenni e abbandonano i servizi per la neuropsichiatria infantile che in teoria erano loro dedicati.
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