Mancini, i dubbi nati dentro il Tribunale. Nomine, una cena e la visita «irrituale»

L’inchiesta I retroscena dell’archiviazione delle accuse mosse al giudice civile Mancini. Non solo denunce di privati, ma tre diverse segnalazioni dai vertici del palazzo di giustizia

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Non soltanto denunce di privati. A sollevare dubbi sulla gestione di alcune procedure affidate al giudice Marco Mancini furono anche il presidente del Tribunale di Como e, in due diversi momenti, i vertici della Procura lariana.

Nomine senza motivazione, compensi definiti anomali, un incarico retribuito al figlio della compagna, una cena segnalata ai vertici della magistratura milanese (e poi girate alla Procura di Brescia), cinque telefonate e una visita che la Guardia di finanza definisce «irrituale» a un professionista sotto inchiesta. Una lunga serie di vicende che ha portato gli investigatori a controllare conti, telefonate e frequentazioni del magistrato comasco. Senza però trovare la prova decisiva: nessun patto corruttivo, nessun pagamento illecito, nessuna utilità in cambio di provvedimenti. E così, come più volte sottolineato anche nei giorni scorsi, inchiesta e accuse sono state archiviate.

Un’archiviazione e, soprattutto, una richiesta di archiviazione che però non lesinano critiche all’operato del giudice (che ha ottenuto il trasferimento al Tribunale di Monza).

Le segnalazioni provenienti dall’interno dello stesso palazzo di giustizia comasco riguardano quattro diverse vicenda.

Porto Letizia

La prima (girata a Brescia nel luglio 2021) ha a che fare con l’improvvisa sostituzione del custode giudiziario del fascicolo Porto Letizia (il maxi complesso turistico travolto dal fallimento della società proprietaria) con altri tre professionisti. Una sostituzione «senza motivazione» e che, come conseguenza, ha portato a compensi «prossimi al milione di euro» e definiti «abnormi» a favore dei tre nuovi custodi. Nella stessa esecuzione il giudice Mancini ha affidato inoltre a un avvocato penalista suo amico un parere pro veritate, che la Procura di Brescia ha bollato come «evanescente» e sostanzialmente «non meglio dettagliato». Infine uno dei professionisti scelti dal magistrato al posto del precedente custode, ha proposto il figlio della compagna del giudice per un incarico a pagamento, incarico autorizzato dallo stesso Mancini: 5mila euro in voucher più alloggio gratuito a Porto Letizia per tre mesi per programmare le visite agli immobili in vendita all’asta. Incarico poi prorogato per altri sette mesi.

Il curatore affittuario

Sempre il presidente del Tribunale ha anche segnalato un’ulteriore circostanza a suo dire anomala. Nel novembre 2018 Mancini stipula con un commercialista un contratto di locazione per un immobile in centro città. Nel medesimo periodo - scrivono gli inquirenti bresciani - il giudice nomina proprio quel commercialista curatore di tre diversi fallimenti. Vicenda indicata come una delle «anomalie» riscontrate, perché il magistrato avrebbe forse fatto meglio astenersi.

Il Casinò di Campione

Arriva dalla Procura, invece, la segnalazione su una presunta cena al Casinò di Campione d’Italia di un giudice comasco nel periodo in cui la casa da gioco era in predicato di ottenere un concordato preventivo. Secondo la Procura lariana quel giudice sarebbe Mancini, uno dei giudici che ha omologato il concordato. Alla cena era presente di sicuro l’allora amministratore del Casinò, Marco Ambrosini, e l’allora sindaco di Campione. Quella segnalazione ha portato a una serie di accertamenti da parte della Guardia di finanza. I militari bresciani hanno documentato un’uscita a cena a quattro tra Mancini e la compagna e Ambrosini e moglie nel marzo 2024. Anche qui: nulla di illegale, tant’è che le accuse sono state archiviate.

L’inchiesta Fasana

Ultima segnalazione della Procura comasca nel 2023. Nel corso dell’indagine a carico del commercialista e curatore fallimentare Giuseppe Fasana (a processo per turbativa d’asta nell’ambito di una procedura da lui seguita), erano emerse cinque conversazioni telefoniche tra gli indagati del procedimento della Procura e Marco Mancini, che era il giudice delegato della procedura fallimentare finita sotto la lente della Procura. Inoltre gli inquirenti rilevano quella che negli atti viene definita testualmente: «una “irrituale” visita» di Mancini presso lo studio professionale dell’indagato Giuseppe Fasana.

In realtà la Gdf ha verificato che nel triennio precedente lo stesso Fasana aveva ricevuto dal giudice un solo incarico per soli 370 euro.

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