Melanoma, diagnosi raddoppiate nel Comasco: quasi 400 interventi all’anno
Salute I dermatologi sono sommersi dalle richieste di controlli. Intanto la ricerca accelera: il vaccino a mRNA è arrivato alla fase tre della sperimentazione e potrebbe cambiare la gestione delle recidive
Lettura 2 min.Il tumore della pelle è la seconda neoplasia più diffusa tra gli uomini sotto ai cinquant’anni, l’aumento della patologia in questi ultimi dieci anni nel Comasco è stato esponenziale. I dermatologi comaschi raccontano di essere subissati di richieste da parte dei pazienti per controllare i nei, un test che un tempo era assai raro, tanto da non riuscire ad evadere tutte le domande.
Dieci anni fa i melanomi non erano nemmeno citati dal registro tumori a proposito di neoplasie a più alta incidenza, oggi invece hanno un tasso di mortalità significativo. Maggiore sensibilità, strumenti più efficaci, da un centinaio di rimozioni all’anno i nostri ospedali pubblici sono passati a macinare quasi 400 operazioni tema melanoma. Le diagnosi aumentano di circa sette punti percentuali l’anno, oltre il 4% tra gli uomini e più del 3% tra le donne. Al netto della maggiore attenzione da parte della popolazione c’è anche un possibile fattore dettato dai nostri comportamenti quotidiani davanti ai raggi del sole. La scarsa protezione che i cittadini hanno garantito alla loro pelle durante l’estate, una tintarella poco responsabile andata in scena per decenni che ha fatto maturare più di recente nuove malattie. Il sole infatti nel lungo periodo può accumulare danni all’epidermide che portano all’insorgenza dei melanomi. Le migliori abitudini e le maggiori protezioni, già dalla prima infanzia, lasciano intravedere un miglioramento delle statistiche negli anni a venire.
E comunque tanto sta facendo parlare l’annuncio dei colossi farmaceutici Moderna e Merck circa un vaccino che previene le malattie recidive e la diffusione ad altri organi della patologia della pelle. L’arrivo alla fase tre, l’ultima della sperimentazione, sfrutta la tecnologia a MRna che ha ricevuto una forte spinta in tempo di pandemia durante la costruzione dei vaccini anti Covid. Non ci sono ancora dati definitivi, ma si attende un prossimo appuntamento scientifico così da ottenere l’approvazione degli enti regolatori per rendere disponibile il farmaci. Una rivoluzione nel campo dell’oncologia e della lotta ai tumori?
«E’ un passo che fa davvero ben sperare – dice Monica Giordano, primaria dell’Oncologia dell’Asst Lariana – intanto però bisogna dire che non si tratta di un vero vaccino. Il vaccino tradizionale, per intenderci, è un presidio prezioso proposto alle persone sane per rendere capace il nostro organismo di combattere in maniera preveniva molte malattie un tempo pericolose come la difterite, il morbillo o la parotite. Questo invece è uno strumento nuovo non rivolto a persone sane. E’ un vaccino che viene sfruttato per curare pazienti che hanno già un melanoma diagnosticato, persone operate che possono andare incontro con alta probabilità ad una recidiva. Strumenti come l’immunoterapia già oggi sono validi per ridurre la possibilità di ammalarsi nuovamente. La rivoluzione annunciata dal nuovo vaccino mira però a predisporre delle cellule ricavate dal tumore del singolo paziente in maniera tale che sappiano riconoscere e combattere la neoplasia». Una progressiva ingegnerizzazione delle nostre armi di difesa. «Sì, è l’innovazione intelligente che la pandemia da Covid ha subito una forte accelerata – dice ancora Giordano – i cui frutti adesso stanno maturando davvero. Noi da Como abbiamo inviato pazienti all’Istituto nazionale tumori di Milano per inserimento nel trial clinico. Questa novità, pur con tutte le cautele del caso e la giusta prudenza, apre la strada alla cura tramite vaccini di altri tumori specifici». Rarissimo prima della pubertà, il melanoma colpisce prevalentemente soggetti di età compresa tra i 30 ed i 60 anni e di classe sociale medio alta.
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