Monete in ritardo, Rapinese attacca i sindacati. La replica: «Basta raccontare favole»
Como La vicenda si riferisce al sistema di videosorveglianza nel futuro museo delle monete. «I ritardi organizzativi e gli accordi dell’ultimo minuto non possono essere scaricati sui lavoratori e sulle loro rappresentanze»
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All’indomani delle dichiarazioni del sindaco Alessandro Rapinese venerdì sera ad Espansione tv, arriva una replica collettiva dei sindacati, gli stessi a cui il primo cittadino ha imputato il ritardo della mostra per l’esposizione delle antiche monete d’oro.
«Secondo il Sindaco - scrivono i sindacati - la mancata esposizione delle monete ritrovate sotto l’ex Teatro Cressoni sarebbe colpa dei sindacati che “non firmano”. Nella realtà, invece, esiste una legge precisa: l’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori stabilisce che impianti di videosorveglianza dai quali possa derivare anche indirettamente il controllo dei dipendenti possono essere installati solo previo accordo con la Rsu o autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro. Prima, non dopo».
Certo, le monete d’oro, scoperte nel 2018 e soprannominate il “Tesoro di Como” richiedono misure di sicurezza, «ma la sicurezza non cancella i diritti dei lavoratori e non autorizza scorciatoie».
La verità «è che l’accordo è stato proposto alla vigilia dell’apertura con un articolo già contestato anche per altri edifici comunali, perché consentiva modalità di controllo dei dipendenti ritenute non accettabili dalle rappresentanze sindacali».Ma i sindacati firmatari fanno un passo in più: «Affermare poi che “con i sindacati non vale la pena parlare” rappresenta un fatto grave e irrispettoso verso chi rappresenta ogni giorno lavoratrici e lavoratori del Comune di Como. E quando è stato necessario mobilitarsi contro scelte ritenute sbagliate dell’amministrazione, oltre il 51% dei lavoratori comunali ha aderito allo sciopero: un dato che racconta un disagio reale e diffuso, non certo “capricci” o “comiche”».
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