(Foto di archivio)
Albate La struttura risparmiata dal grande incendio è tra le diverse proprietà di Consumo Como
Lettura 1 min.Spento l’incendio, spenti i riflettori, la baita del Monte Goj è chiusa.
Il giovane titolare Lorenzo Pennoni, impegnato nell’ultima gestione, ha restituito le chiavi, effettuato un sopralluogo senza particolari verbali o inventari e adesso la struttura, arrivata la stagione autunnale, è chiusa. In attesa di altri interessati o di nuove pagine da scrivere ad Albate si respira preoccupazione. Diversi volontari delle associazioni del quartiere temono che la proprietà, la Coop, possa aprire alla vendita. Gli albatesi sono molto legati alla baita sul monte, perché storicamente è un punto di ritrovo della comunità, vissuto da semplici cittadini e da enti del terzo settore, oltre che dai frequentatori dell’oratorio e della parrocchia. Questa struttura è stata risparmiata dall’incendio scoppiato ad agosto anche per il coraggio dimostrato da Pennoni, pronto a dar manforte alla macchina dei soccorsi. Venderla in maniera definitiva potrebbe recidere il legame forte con Albate.
E però vero che sono diversi in effetti nella zona i beni immobili, i più non più utilizzati, nelle mani della grande cooperativa, un tempo invece gestiti in maniera più o meno diretta dagli albatesi, in particolare dall’unione circoli cooperativi. Mercoledì 28 ottobre alle ore 21 in Cascina Masseé si terrà poi un incontro sul monte Goj, organizzato dal circolo Pd.
«È così, per la baita c’è grande dispiacere, per noi è un simbolo storico - spiega il presidente dell’Ucc Edoardo Riva – ma anche nella nostra sede in via Canturina l’ex ristorante ceduto alla Coop è chiuso da tempo ed è un peccato. Stessa situazione poco sopra ai curvoni per l’ex pizzeria prima di Trecallo, un tempo sede del nostro circolo Avalle. C’è di certo un fatto demografico, la mancanza di un ricambio generazionale, ma questo patrimonio merita di non essere dismesso e di rimanere parte attiva della comunità».
A quanto è dato sapere, chiesti chiarimenti alla Coop, fonti informali spiegano che questi immobili sono oggi di proprietà di Coop Consumo Como, una delle principali realtà coop del panorama lombardo, con proprietà tra Uggiate, Cadorago, Mariano per un totale di sette punti vendita. Formalmente questa realtà dal 1 novembre entra all’interno della più grande Coop Lombardia. In questo passaggio, dando garanzie di continuità, è possibile sopraggiunga la necessità di andare a rivedere e verificare tutte le varie proprietà del mondo coop nel Comasco, almeno per mettere ordine. Tra i tanti beni da elencare figura, per esempio, anche l’ex ristorante al civico numero 8 di via Lissi, a Rebbio quasi di fronte all’oratorio. Un’altra attività chiusa da tempo. «Insieme a don Giusto della Valle abbiamo effettuato negli scorsi giorni un sopralluogo – racconta Gianpaolo Rosso, responsabile di Arci Como – questo stabile è di recente tornato nelle disponibilità di Coop dopo l’uscita non semplice dei precedenti gestori. La nostra idea è farlo rivivere, come luogo sociale, per l’inclusione degli ospiti della parrocchia, con i volontari dell’associazione Rebbio solidale. Non solo come punto di incontro, come laboratorio del quartiere, ma anche come attività commerciale, il ristorante deve funzionare, così che tutto il progetto abbia la forza per restare in piedi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA