Nascite a picco: «Il sistema scuola
è da ripensare»

I dati Dal 2019 persi a Como 6.757 alunni, -10%. Presidi e sindacati: «Servono politiche per le famiglie e costi delle case accessibili»

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Calo delle nascite, nella nostra provincia dalla pandemia è come se avessero chiuso cinque istituti grandi come la Magistri Cumacini. Dal 2019 abbiamo perso 6.757 alunni nelle scuole statali dall’infanzia alle superiori, in percentuale è un meno 10%, è l’equivalente di circa 270 classi. Gli iscritti calano di circa 1.200 studenti l’anno. Da un bacino paria circa 67mila alunni siamo scesi a 59mila. Licei di riferimento come il Giovio, tra i più popolosi, sono passati da 1.609 studenti a 1.322, l’istituto Como centro città, forte della Parini, da 1.501 a 1.099.

Altri duemila iscritti in meno entro il 2033

Secondo le proiezioni della Provincia, entro il 2033 l’utenza delle scuole superiori diminuirà ancora di circa 2mila iscritti. I calcoli di Villa Saporiti non considerano un aumento degli iscritti nel privato, nemmeno grandi fuoriuscite dai territori di confine, verso il varesotto o il monzese. Il bilancio si basa sulle nascite, in caduta libera da almeno quindici anni.

E del resto i dati Istat sono impietosi, nella fascia che va da zero a tre anni, quella degli asili nidi per intenderci, nel Comasco si contano 15.832 bambini, invece nella fascia dei più grandi pronti ad affrontare la maturità, dai 15 a 18 anni, gli studenti sono 23.466. La differenza è di altri 7.634 potenziali alunni persi, altre 300 classi che spariscono.

Ad oggi la maggior parte degli istituti comprensivi ha retto perché il numero medio di studenti per classe è diminuito, passando da 26, 27 alunni, con classi fin troppo corpose, a 22 circa. In tante piccole scuole di provincia, pur di non chiudere le classi, ormai siamo vicini ai 15 alunni per aula, il limite minimo previsto dalle normative. Un fatto che ha permesso così di non perdere troppi posti di lavoro, il corpo docente non è tracollato.

I pareri di presidi e sindacati

Al netto degli accorpamenti di cui in città si discute, non senza polemica, una riorganizzazione è da pensare, dicono presidi e sindacati.

«Il tema investe l’organizzazione delle scuole, i metodi di istruzione, i posti di lavoro dei docenti – dice Valentina Grohovaz, storica preside della Parini – ma credo che questi numeri, evidenti e importanti, vadano analizzati nel contesto delle politiche a sostegno della natalità, nel nostro paese inesistenti».

La diminuzione dei nuovi nati ha ripercussioni sulla scuola, ma anche sulla sanità, sull’economia, sulla tenuta sociale. «I dati analizzati sono veri, reali – commenta Silvana Campisano, altra preside impegnata a lungo in tanti istituti comaschi, ultimo il Caio Plinio -; il calo demografico, non comasco, ma almeno italiano, si basa però su tanti elementi. Servirebbe più sostegno al lavoro delle donne, un ragionato smart working, più servizi per le famiglie, costi delle case accessibili, insomma misure economiche di peso. Non solo scuole e nidi, che certamente restano centrali. Quanto alle chiusure delle scuole decise in città io credo che il capoluogo al contrario dovrebbe attrarre utenza, nuove giovani famiglie, offrire asili e materne alle famiglie dei Comuni vicini spesso meno attrezzati, non respingere. Il centro altrimenti si spopola».

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