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L’allarme I nuovi nati calano anche nel primo semestre 2026 - Il sociologo Magatti: «Diventeremo una società più povera e arretrata - Servono più servizi per le famiglie»
Lettura 1 min.Anche per il 2026 l’Istat, giunti al giro di boa, certifica una nuova diminuzione dei nuovi nati, confermando l’invecchiamento futuro della popolazione di Como e provincia.
Un ennesimo record negativo di bambini che sta profondamente trasformando nell’ultimo ventennio la nostra società. Secondo Mauro Magatti, sociologo comasco della Cattolica, per salvarci abbiamo una finestra di massimo dieci anni. Poi, purtroppo, andremo incontro «ad un suicidio».
«Un territorio come Como è ancora benestante – spiega Magatti – ma la maggioranza della ricchezza immobiliare e non è nelle mani di un 30% di ultra sessantenni. Se queste persone insieme al resto della comunità decideranno di investire questo benessere per le generazioni a venire e per la difesa degli altri anziani, allora abbiamo ancora qualche speranza, vivremo come la mia generazione in una società abbastanza agiata. Se invece queste persone ragioneranno in maniera più egoista e vincerà ancora l’individualismo, spendendo ciò che resta, allora tra una decina di anni assisteremo a un tracollo economico, diventeremo una società più povera e arretrata. Sì, sarà un suicidio».
Dopo il boom demografico è arrivato l’inverno demografico, c’è un equilibrio generazionale da ritrovare che non abbiamo programmato. «Ma non erano solo dei campanelli d’allarme, la demografia è una delle poche scienze sicure, certe – dice Magatti – il grave calo delle nascite comporta degli effetti lineari, che poi ha come conseguenza dei mutamenti a proposito di economia, pensioni, assistenza sanitaria, mancanza di mano d’opera, formazione. Dei fatti che già stiamo osservando. Dovevamo impostare delle politiche di lungo corso e non l’abbiamo fatto. Non possiamo sperare in una rapida svolta perché le cose non possono trasformarsi nel breve termine. Andiamo incontro a problemi grandi, non possiamo continuare a raccontare alla gente che le cose, nonostante tutto, andranno bene». Qualcosa però si può ancora cambiare. Abbiamo secondo Magatti dieci anni di tempi e dieci anni sono pochi, per Como come per il resto d’Italia.
«Chiediamo alle elezioni ai candidati sindaci cosa intendono fare su questo tema – suggerisce l’accademico – sfruttiamo l’effetto calcio Como che sta rilanciando l’immagine della città, per portare qui famiglie giovani, attrarre energia in riva al nostro lago. La prima politica utile è reinvestire la ricchezza che resta nelle mani di pochi comaschi per dare un futuro al nostro territorio. E poi provare a dare alle famiglie servizi vicini che non scoraggino le coppie a fare figli, magari più di uno». Scuole, asili, incentivi e sostegni, case a prezzi accessibili e garanzie sul lavoro, sono tanti i punti su cui agire, a livello locale e nazionale. «La nostra città deve anche gestire il fenomeno dell’over tourism – spiega sempre il professore – perché ha delle implicazioni evidenti sulla vita quotidiana per la popolazione residente. E poi serve una politica migratoria intelligente, perché è un fatto statistico, da soli non ce la faremo mai a invertire la rotta, a equilibrare i numeri. E’ un argomento complesso, fatto di integrazione, lingua, educazione professionale, ma dobbiamo essere capaci di governare questo fenomeno se vogliamo salvarci».
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