(Foto di archivio)
Sanità I professionisti verranno iscritti nell’Ordine dei tecnici sanitari. Specializzati in prevenzione, ora presteranno servizio anche nei nosocomi
Lettura 1 min.Un centinaio di osteopati comaschi sono pronti a entrare nell’Ordine, così potranno prestare servizio anche negli ospedali.
L’osteopatia, ora che è divenuta professione sanitaria, compie un passo importante verso il pieno riconoscimento nel sistema sanitario. Con il decreto sulle equipollenze introdotto prima della pandemia infatti viene riconosciuta la figura dell’osteopata al pari delle altre specialità, dalla fisioterapia all’infermieristica. Secondo le stime, pur in assenza ancora di un elenco autorizzato, in Italia lavorano 15mila osteopati, 4mila nel Milanese, circa 500 nella Bergamasca e 400 nel Bresciano. Como e provincia ne contano circa un centinaio.
Valutati titoli ed esperienza questi sanitari verranno iscritti all’interno dell’Ordine dei tecnici sanitari (la sigla è Tsmr e Pstrp, ossia tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione). Nello specifico nell’area che si occupa della prevenzione. Entro sei anni dovranno poi dimostrare competenze e conoscenze attraverso un esame. A parte la tutela della professione e il controllo più stringente, questo passaggio consente, spiegano dall’Ordine nazionale, l’inserimento futuro nelle équipe ospedaliere, sia nel pubblico che nel privato accreditato, team multidisciplinari che possono quindi comprendere anche l’esperienza degli osteopati. Questa fase transitoria, con soltanto un registro attivato, è necessaria per riconoscere i professionisti già formati e attivi, detto che il nuovo percorso di laurea triennale è iniziato da poco e i primi laureati riceveranno gli attestati nel 2027.
«È un momento di transizione - spiega Luigi Ciullo, sanitario comasco già presidente dell’associazione tecnico scientifica degli osteopati esclusivi – la maggior parte dei colleghi attivi infatti ha frequentato corsi e scuole prima non riconosciuti formalmente, dunque questo capitolo che apre a possibili contestazioni, alcune già in corso, è un passaggio non semplice eppure in qualche misura necessario. E che infatti era iniziato per dare all’osteopatia una giusta identificazione, un canale per tutti valido per dare un maggiore contributo al sistema sanitario al servizio dei pazienti». Lo stesso esperto comasco, paradossalmente, è un osteopata riconosciuto perché laureato in Francia, Paese che ha un percorso già strutturato da molti anni.
Ma cosa fa esattamente l’osteopata? L’osteopata previene, non riabilita come fa per esempio il fisioterapista. «La terapia manuale può prevenire e risolvere dei problemi che altrimenti possono trasformarsi se non intercettati in una vera patologia – spiega ancora Ciullo – è un lavoro di controllo e valutazione che viene prima delle terapie ospedaliere, farmacologiche, chirurgiche. Un mestiere che può quindi evitare sofferenze e spese sanitarie importanti». La scuola di osteopatia italiana più storica e da sempre autorizzata è quella di Genova. Ora però, per restare in Lombardia, sono partiti nuovi corsi di laurea ad esempio al San Raffaele e all’Humanitas.
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