Il “killer” di Cristina Mazzotti. La Cassazione: niente cella

Eupilio. Accolto il ricorso dei legali di Giuseppe Calabrò. Ma “u dutturicchiu” per ora resta in carcere in attesa del nuovo appello

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Eupilio.

La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei legali del presunto sequestratore e killer di Cristina Mazzotti, Giuseppe Calabrò. Annulla il provvedimento di custodia cautelare in carcere, ma - al momento - non i suoi effetti: “u’dutturicchiu” resta in carcere in attesa di un nuovo provvedimento della corte d’Appello di Milano.

La Suprema Corte, nel suo provvedimento, ha infatti ritenuto insufficientemente motivati due presupposti fondamentali per mantenere Calabrò in carcere: il pericolo di commettere nuovi reati e quello di fuggire.

Calabrò era stato arrestato un paio di giorni dopo la sentenza di condanna all’ergastolo emessa dalla Corte d’Assise di Como lo scorso inverno. Dapprima fermato per pericolo di fuga, a suo carico è stato confermato il provvedimento cautelare anche per pericolo di reiterazione del reato.

Su quest’ultimo aspetto la Cassazione sottolinea però che Calabrò è stato scarcerato nel 2008 e che, nei successivi diciotto anni, non risultano a suo carico nuove indagini o segnalazioni di polizia penalmente rilevanti. I giudici del riesame avevano valorizzato il suo passato criminale, i collegamenti con la ’ndrangheta, le intercettazioni dell’inchiesta “Doppia curva” e le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia. Ma, secondo la Cassazione, questi elementi non bastano a dimostrare che “u’ dutturicchiu” sia ancora oggi concretamente pericoloso. E questo perché: i precedenti penali risalgono principalmente agli anni Ottanta e Novanta, nell’inchiesta “Doppia curva Calabrò” non risulta indagato o imputato, le intercettazioni a lui contestate necessitano di una valutazione più approfondita nel loro contesto e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sono definite dalla Suprema corte troppo generiche.

Sul fronte del pericolo di fuga i giudici milanesi avevano considerato significativo il fatto che Calabrò, dopo la condanna all’ergastolo, avesse prenotato un volo da Milano a Reggio Calabria per il 7 febbraio. Per la Cassazione è un elemento neutro: Calabrò risiede proprio in provincia di Reggio Calabria e il biglietto è compatibile con un normale ritorno a casa.

Il Tribunale di Milano dovrà riesaminare la situazione e decidere se confermare il carcere, ma fornendo una motivazione nuova, sostituire il carcere con una altra misura, per esempio gli arresti domiciliari, oppure revocare la custodia cautelare in carcere.

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