Non solo i ristorni, ora anche Schengen. I leghisti ticinesi: chiudere le frontiere
Confine Non solo la battaglia per il blocco dei ristorni. Ora la Lega dei ticinesi attacca su un altro fronte
La Lega dei Ticines ha deciso di sferrare un nuovo attacco alla libera circolazione delle persone e in particolare a quella in essere lungo le frontiere interne assicurata dall’accordo di Schengen. Il nocciolo della questione è rappresentato dalla sicurezza “precaria” con cui diversi Comuni ticinesi di confine devono fare i conti «a causa delle frontiere spalancate». Tanto che nel titolo a tutta pagina pensato dal direttore del “Mattino” Lorenzo Quadri si parla di “sicurezza a ramengo” (voluto il ricorso allo slang ticinese) complice Schengen. «Il Governo di Berna è arrivato addirittura ad affossare la chiusura notturna dei valichi minori, malgrado fosse stata decisa dal Parlamento - scrive Quadri -. In Ticino il disastro si chiama Schengen. Un accordo che costa alla Svizzera 50 milioni di franchi all’anno, somma in continua crescita. E dire che durante la votazione federale sul tema (giugno 2005) l’adesione allo Spazio Schengen era stata venduta come misura per aumentare la sicurezza nazionale. Abolendo i controlli ai confini, la sicurezza non aumenta bensì diminuisce».
Da qui il nuovo affondo della Lega dei Ticinesi, chiaramente impegnata attraverso la battaglia sul blocco dei ristorni da un lato e la sicurezza lungo il confine dall’altro a recuperare almeno una parte del consenso lasciato sul campo in questi anni. Affondo legato al fatto che il partito è tornato a chiedere a Berna l’istituzione del “modello tedesco”, che prevede controlli sistematici alle frontiere. Modello peraltro in scadenza il prossimo 15 marzo e che ora la Germania intende rinnovare per altri sei mesi mesi. Ma è chiaro che un inasprimento dei controlli alle dogane andrebbe ad impattare anche sul transito quotidiano dei frontalieri, con tutte le ripercussioni del caso in fatto di tempi d’attesa dilatati ed eventuali ripercussioni di natura burocratica. Quanto alla Germania, il consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi ha fatto sapere che «i controlli reintrodotti a settembre 2024 e da allora sempre confermati, saranno prorogati per altri sei mesi. La Svizzera, per contro, continua a mantenere le frontiere spalancate».
Resta da capire se quella del consigliere nazionale leghista rimarrà l’ennesimo “j’accuse” contro l’Italia e il Governo di Berna oppure se si tramuterà in un nuovo atto parlamentare, anche se - in questo contesto - l’esecutivo federale ha già fatto sapere in almeno quattro distinte occasioni che la chiusura notturna delle dogane minori non è più una strada percorribile.
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