Nuovo stadio, entusiasmo a mille. Ma c’è chi dice no: «Pericoloso»
Il dibattito Reazioni contrastanti all’annuncio di Suwarso, deciso ad realizzare l’impianto. Al mondo del tifo che si riaccende fanno eco le parole di chi teme trasformazioni rischiose
Il futuro del calcio a Como non passa solo dai piedi dei campioni o dalle intuizioni tattiche di Cesc Fabregas, ma da una profonda metamorfosi architettonica dello stadio Sinigaglia. Mirwan Suwarso, presidente del Como 1907, è stato categorico: «Butteremo giù la curva in tubolare a fine campionato. È un intervento necessario perché c’è una struttura che da troppi anni è lì e la gente di Como si merita di più». Una notizia che segna la fine di un’era “provvisoria” durata decenni e che apre il dibattito sulla nuova identità della città.
L’abbattimento della storica struttura metallica è musica per le orecchie dei tifosi. Emilio Carletti, manager di una multinazionale, sottolinea l’eccezionalità del momento: «Penso che l’ultima curva in tubolari sia stata fatta circa 25 anni fa. È ancora quella lì. È un grande passo avanti, cosa che solo questa società poteva fare e che, spiace dirlo, nessuna delle amministrazioni succedutesi è riuscita a fare in modo concreto». Per Carletti, il brand Como è una realtà globale: «Quando sei all’estero non hai bisogno di dire che sei di Milano: basta dire Como e sanno tutti dov’è. Che il fatturato sia passato da 5 a 60 milioni è sconvolgente. Questa è una delle migliori operazioni fatte nel calcio negli ultimi vent’anni».
Tuttavia, il nuovo corso porta con sé anche delle rinunce. L’idea originale, che prevedeva un albergo integrato nella struttura, è stata ridimensionata. «Il progetto sarà una versione del primo, addolcita dalle controdeduzioni della Soprintendenza, ma senza albergo», ha spiegato Suwarso. Una scelta che non spaventa Edoardo Colombo, esperto di turismo, che vede nel Sinigaglia un potenziale polo di decongestionamento per il centro storico: «Fare di quell’area un polo attrattivo è un’ottima idea, anche alla luce dell’affollamento di alcune zone della città. Un’area che per cento anni è stata dimenticata e utilizzata solo come stadio può diventare una zona urbana viva».
La proposta
Colombo lancia una proposta suggestiva: «Auspico che si possa pensare di creare nello stadio una presenza dedicata ad Alessandro Volta. Lo stadio venne fatto proprio per le celebrazioni voltiane del 1927. Como potrebbe associare a questo nuovo progetto alla figura di Volta, che è un fattore attrattivo inespresso. Ad esempio si potrebbero fare delle magliette dedicate, una cosa semplice ma significativa. Gli stadi del mondo sono attrazioni visitabili indipendentemente dal match, se si progettasse uno stadio interessante per soluzioni tecnologiche o spazi per eventi, diventerebbe una meta turistica a sé stante».
Di parere opposto l’architetto Francesco Castiglioni, che invita alla cautela contro quella che definisce una possibile deriva commerciale. «Lo stadio è un sito vincolato monumentalmente, tutto ciò che non è funzionale allo stadio vero e proprio è addirittura un abuso». La sua è una difesa del paesaggio contro la logica del profitto: «Bisogna considerare i valori in gioco. Se tutto il lago diventasse un supermercato sarebbe attraente per la convenienza economica, ma perderemmo la nostra anima. Il comasco che ha conoscenza di questi valori storici e paesaggistici deve farsi sentire».
Il nuovo Sinigaglia si trova al centro di un delicato incrocio tra ambizione internazionale e conservazione storica. Ora la sfida per gli Hartono sarà trasformare lo stadio in una macchina da ricavi moderna senza sfregiare l’anima monumentale di un lungolago unico al mondo.
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