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Il racconto La cenere vulcanica impedisce di decollare: «Via mare serve un giorno per arrivare a casa»
Lettura 2 min.Mentre parla al telefono, Elsa Correnti, professoressa che insegna tedesco a Como, ci scherza su: «Altro che l’Odissea di Nolan». Perchè in effetti, Correnti è una delle tantissime persone che nel tentativo di raggiungere o lasciare la Sicilia è stata messa sotto scacco dall’Etna, che ha emesso cenere vulcanica nell’atmosfera.
E, per colpa dell’attività vulcanica, tutti gli aeroporti della regione sono stati bloccati, con voli cancellati a cascata, di ora in ora. La stessa Sac, società che gestisce gli scali di Catania e Comiso, ammette «la portata eccezionale dell’emergenza, la più severa degli ultimi vent’anni in termini di impatto sull’infrastruttura aeroportuale». L’ultimo aggiornamento vedeva i voli in pausa fino alle ore 2 di oggi, ma la ripresa potrebbe essere rimandata per l’ennesima volta.
E i treni? «Prezzi schizzati alle stelle» riferisce la comasca. E così, per lasciare la Sicilia, non resta che imboccare la via del mare: un viaggio che richiede complessivamente 24 ore circa, con tappa a Genova e poi a Milano prima di potersi finalmente dire arrivati a casa.
Elsa Correnti, che è originaria della Sicilia, era atterrata sull’isola a metà luglio per trascorrere le vacanze con la famiglia. E aveva già comprato il biglietto aereo per il ritorno. «Sarei dovuta partire la sera del 13 agosto, ma quando ho visto in che condizioni era l’aeroporto di Catania, con acqua e cibo che non bastavano per il numero di persone rimaste bloccate, non ci sono nemmeno andata e anche il mio volo è stato cancellato». Negli scorsi giorni, per fronteggiare l’affollamento di viaggiatori è stato messo in funzione anche il piccolo aeroporto militare di Comiso: «A un certo punto hanno chiuso anche quello perché il fumo e la cenere arrivavano anche lì». In fretta e furia, con le valigie pronte, Correnti è riuscita a trovare dei posti a bordo di una nave sulla tratta Palermo-Como. «Abbiamo preso tre poltrone a 260 euro, perchè le cabine erano già tutte esaurite». Arrivata in bus al porto di Palermo giovedì sera, è salpata alle 23, con davanti 20 ore di navigazione fino a Genova. Poi da lì il treno per Milano e il trasferimento in auto verso Como. In breve, un viaggio che in aereo sarebbe dovuto durare 1 ora e 50 minuti è diventato lungo più di 24 ore.
«È da metà luglio che l’Etna è in attività - spiega Correnti -, anche quando siamo arrivati in Sicilia c’erano stati dei problemi, ma questi giorni finali sono stati devastanti. E l’Etna non è mai stata così attiva come in questo periodo». Ora resta il dubbio sul biglietto aereo, che era stato pagato ma non utilizzato: «Proveremo ad avviare una procedura di rimborso, la compagnia aerea non ha dato nessuna comunicazione se non relativa alla cancellazione dei voli. Protagonista a modo suo di un’alternativa Odissea mediterranea, Elsa Correnti, che in Sicilia è nata e cresciuta, conclude così prima di arrivare a Como: «Da un lato sono sollevata perché siamo riusciti a partire, dall’altro è sì una calamità naturale, ma l’emergenza dell’Etna può esserci sempre, per cui bisognerebbe davvero creare dei piani di supporto alternativi. Il ponte sullo Stretto? Non avrebbe risolto nessun problema, perché chi vola non è in macchina. Qui il problema sono le infrastrutture».
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