Operatori della nautica traslocati in viale Geno: «È tutto da testare»

La risposta Csu e Comune regolano l’utilizzo del nuovo pontile. Ma per chi fa questo lavoro si capirà solo dopo se funziona

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Ormai è questione di pochi giorni, se non ore: gli operatori delle barche commerciali stanno per salutare il porto di Sant’Agostino e trasferire il proprio business un chilometro più in su, in cima a viale Geno, proprio davanti a villa Margherita.

Si sapeva da tempo che il Comune avrebbe fatto traslocare la nautica turistica, ma ora che il provvedimento sta per diventare realtà, e si intravedono i dettagli, le perplessità di chi lavora in acqua si fanno più forti. E così, diciannove operatori, riuniti nella società consortile Nautica Lago di Como, hanno scritto una lettera pubblica, con richieste e proposte. Premettono subito di non essere contrari alla regolamentazione del settore, e riconoscono la crescita eccezionale che la navigazione turistica ha vissuto, con un numero di società passato da 23 a 365 nel giro di tre anni. Mentre le imbarcazioni di legno lucido hanno iniziato a navigare anche le acque dei social sotto il grande cappello del “lake como”, anche le forze dell’ordine hanno aumentato i controlli dei natanti, specie nel primo bacino, specie al molo di Sant’Agostino.

Qui, riporta il consorzio, «nel corso del 2025 sono stati riportati picchi fino a circa un migliaio di imbarchi complessivi durante un weekend». Numeri alti, anzi altissimi, ma al nuovo pontile si stabilisce «un passaggio contemporaneo sul pontile limitato a sei persone», troppo poche secondo gli operatori, che ora chiedono accesso a «progetto, collaudo, certificazioni ed eventuali prescrizioni che hanno determinato le modalità di utilizzo della struttura». Questo perchè - commentano gli operatori - «se un’infrastruttura chiamata a sostituire il principale approdo professionale della città deve gestire decine di operatori, numerose imbarcazioni e centinaia di operazioni di imbarco e sbarco nei giorni di maggiore attività, il limite di sei persone costituisce un elemento da sottoporre a una verifica reale sul campo».

C’è poi il discorso della sicurezza, anche quella da testare in condizioni reali di utilizzo, perchè «il primo bacino è interessato contemporaneamente da navigazione professionale, navigazione privata, servizi pubblici di linea e dal relativo moto ondoso». Ma ancor prima di mettere i piedi sulla passerella, il grande tema riguarda la piattaforma DockPass, che regola gli accessi ed è stata già aperta da Csu. «Per ogni operazione di imbarco o sbarco è prevista una prenotazione dell’orario di arrivo, la generazione di un codice e il pagamento di 10 euro attraverso un borsellino elettronico» spiegano gli operatori, che lavorano con flussi alti e chiariscono che «il turismo non funziona esclusivamente su prenotazioni programmate» e che «una prenotazione può arrivare poche ore o pochi minuti prima della partenza», per non parlare di fattori esterni che inficiano la puntualità del servizio e, a cascata, la decadenza dello slot di accesso. Incasellare il tutto in un sistema rigido di prenotazione degli accessi potrebbe costringere a «chiudere preventivamente le disponibilità sui propri sistemi online per il solo timore di non trovare successivamente accesso al pontile». Infine, ci sono i noleggi senza conducente, che sarebbero esclusi dall’utilizzo del pontile di villa Margherita: «Chiediamo quale soluzione alternativa sia stata predisposta».

Insomma, il succo del discorso è uno: bisogna provare per vedere come va. Ed è per questo che il consorzio, sopra ogni altra cosa, chiede di avviare una fase sperimentale, con l’utilizzo parallelo del nuovo pontile e di Sant’Agostino, prima di salutarlo definitivamente.

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