I veterani dell’ordine dei medici: «Poche risorse, il sistema è in crisi. Ma il servizio sanitario va protetto»

Il punto di vista Reduci dalla recente cerimonia di premiazione per i loro 50 anni di servizio, i veterani dell’Ordine dei medici avanzano timori circa il futuro della sanità

Reduci dalla recente cerimonia di premiazione per i loro 50 anni di servizio, i veterani dell’Ordine dei medici avanzano timori circa il futuro della sanità. Mancano professionisti, dicono, «e chi resta in corsia si ammazza di lavoro».

«Fino alla fine del secolo scorso vivevamo in una prospettiva di crescita, di forte miglioramento – racconta per esempio Roberto Duvia, urologo di lungo corso – Avevamo mezzi, risorse, capitale umano per offrire servizi sempre più innovativi, avevamo il tempo di toccare con mano i pazienti. Oggi queste condizioni stanno venendo a mancare. Anzitutto perché mancano le energie, il personale, e i pochi colleghi che restano in reparto si ammazzano di lavoro».

Il diritto alla salute

Garantire a tutti esami, visite e cure entro i tempi che la medicina suggerisce è diventato complicato. A meno di pagare. «Ma il servizio sanitario nazionale deve rimanere il modello – dice ancora Duvia – dobbiamo trovare la forza di difenderlo, di rafforzarlo. Non possiamo abbandonarlo perché è universale, riconosce il diritto alla salute a tutti. Non si può dare accesso alle cure solo a chi può permetterselo».

Negli ospedali gli infermieri sono pochi, si dicono stressati e sottopressione. In una lettera inviata ai sindacati, che non è pervenuta all’Asst Lariana dai dipendenti o dai rappresentanti dei lavoratori, il personale dell’Oncologia e della Geriatria spiega di essere «esausto».

«Cosa dire? A Como e provincia mancano un centinaio di medici di famiglia, circa un terzo del totale – spiega Aldo Lo Curto, medico di medicina generale – Io da pensionato continuo a dare la mia disponibilità per coprire i turni dei colleghi, ci sono tanti buchi. Voglio dare una mano come posso. Certo per visitare serve tempo, non si possono seguire troppi assistiti». Ci sono specialità mediche più in crisi di altre.

Una fase di transizione

«Succede anche ad aree molto delicate come quelle delle salute mentale – ragiona Antonino Mastroeni, già primario di psichiatria al Sant’Anna – Penso che questa sia una fase di difficile transizione, dobbiamo nei prossimi anni cercare un nuovo equilibrio, la carenza di medici e sanitari non si risolverà in fretta. Ma credo anche che in questa fase siano possibili investimenti importanti per costruire nuovi servizi e puntellare il nostro sistema sanitario».

Nel rapporto con i medici sono cambiate le condizioni sociali, ma alla scienza medica comunque bisogna continuare a dare fiducia. «Io penso sia giusto sottolineare i grandi progressi della medicina – dice Santo Claudio Zerboni, cardiologo ex Sant’Anna, ancora in forze al Valduce – Tecnologia, innovazione, ricerca, oggi le cure sono incredibilmente migliorate. Credo che ad essere peggiorato sia il rapporto tra medico e paziente. In poche domande si risolvono le visite, passiamo più tempo a guardare il computer, che pure è utilissimo per le sue molteplici funzioni, che il corpo del paziente. I due principali attori faticano ad entrare in empatia. Più in generale è l’organizzazione che la società e la politica hanno dato alla sanità ad avere dei problemi. Per esempio nel reclutamento delle nuove leve».

© RIPRODUZIONE RISERVATA