«Orticolario ha 18 anni e ora può camminare con le proprie gambe»

L’intervista Moritz Mantero, imprenditore e fondatore della rassegna: «Siamo partiti in pochi. Ora diventa Fondazione»

Lettura 3 min.

Quest’anno Orticolario diventa maggiorenne, anche se le edizioni – a partire da quella d’esordio, nel 2009 – sono “soltanto” 16 per colpa dell’orrendo biennio pandemico che costrinse gli organizzatori a trovare soluzioni alternative. «Ce la cavammo ugualmente con un po’ di attività virtuale e qualche iniziativa particolare», ricorda Moritz Mantero, riandando con la memoria alla figura di Anna Gastel, nipote di Luchino Visconti, che per Orticolario, proprio nel 2021, realizzò una tour virtuale a Villa Erba raccontando piccole, deliziose storie che nessuno conosceva: «Era molto legata a sua nonna Carla – sorride Mantero -, della quale ci disse che da ragazzina, con sua sorella, si nascondeva dietro il platano a lago per lanciare sassolini ai canottieri che remavano sulle acque di fronte alla villa, e che lo fece fino al giorno in cui uno di loro, centrato in pieno, virò e si avvicinò. Di cognome faceva Gastel. E sarebbe diventato suo marito».

La custodia della memoria è un valore, al pari dei tanti altri che in questi 18 anni la rassegna ha provato a coltivare: solidarietà, impegno, passione, comunità.

Oggi Villa Erba è anche un po’ casa vostra.

Eppure all’inizio neppure le associazioni che avevamo coinvolto nel progetto credevano nella possibilità che ci avrebbero concesso il parco. E invece.

E invece?

L’idea iniziale era quella di creare una alleanza tra le onlus del territorio che si occupavano, e tuttora si occupano, di chi è meno fortunato di noi, da Sim-Patia al Sorriso di Cernobbio fino a Croce Azzura e Abio, l’associazione che assiste i bambini “ospedalizzati”. Con Alfredo Ratti, ma anche con Emilio Trabella, Arturo Croci e Walter Pironi, volevamo creare un evento dedicato alla passione per il giardino che fosse un po’ fuori dagli schemi, per un giardinaggio “evoluto”. Scrivemmo il progetto su due paginette che nello scetticismo generale consegnammo alla Camera di Commercio, socio di maggioranza di Villa Erba, e debbo dire che fummo bravi e fortunati. Il presidente, all’epoca, era Paolo De Santis, imprenditore visionario e appassionato di giardini il quale, anziché infilare il nostro progettino in una cartelletta come fanno tutti, magari promettendo di parlarne al successivo consiglio, ci rispose immediatamente dicendo che l’idea gli piaceva. E che avremmo potuto iniziare fin da subito.

Prima edizione 2009. Come andò?

Alfredo Ratti coinvolse Orticola, di cui era socio. Quella prima edizione richiamò 140 espositori e 14mila visitatori. Tenga conto che all’epoca Villa Erba non aveva i bilanci che ha oggi e 14mila visitatori in tre giorni non li aveva visti praticamente mai. Diciamo che furono tutti parecchio contenti.

E oggi?

Oggi gli espositori sono circa 250, cui si aggiungono gli artisti e i paesaggisti che partecipano al concorso dedicato agli spazi creativi. A ogni edizione attiviamo più di 300 contatti e occupiamo tutto: il parco, il galoppatoio, il centro espositivo. Tutto.

L’edizione meglio riuscita?

Se rimaniamo ai numeri, senz’altro quella dell’anno scorso, con più di 30mila presenze tra addetti, espositori e naturalmente pubblico. Il record precedente apparteneva all’edizione 2014.

Oggi Orticolario é un marchio conosciuto anche fuori dai confini nazionali.

Lo è. In Italia siamo tra le manifestazioni più note, nel resto d’Europa ci conoscono, anche se la concorrenza non manca. A Londra c’è il celebre Chelsea flower show, a sud di Parigi c’è Courson, da noi Orticola e la “Tre giorni per il giardino” al Castello di Masino, in Piemonte, giusto per citarne alcune. Pensi che a Courson la rassegna nacque per iniziativa di una famiglia di appassionati di giardinaggio che un anno invitò i vicini di casa a esporre i fiori più belli coltivati nelle serre dei loro “chateaux”. Oggi Courson è un evento internazionale che richiama un pubblico vastissimo, del quale, a suo tempo, si innamorò anche Marella Agnelli. Ne rimase a tal punto affascinata che un anno, dopo averla visitata assieme al paesaggista di famiglia Paolo Peirone, chiese alla fondatrice del Fai Giulia Maria Crespi se ci fosse un luogo adatto a replicare un evento di quel tipo. Al tempo il Fai aveva appena acquisito il castello di Masino, in provincia di Torino, che così divenne sede della prima manifestazione ortofloricola d’Italia.

Veniamo a oggi. Orticolario volta pagina diventando Fondazione.

Ed è una scelta obbligata, perché non passi l’idea che la rassegna sia il passatempo di pochi. La nostra ambizione è quella che Orticolario diventi davvero patrimonio della comunità, che davvero sappia coinvolgere il territorio, come già sta facendo, e che, in cambio, territorio e comunità siano in grado di garantirne il futuro. Partimmo in pochi, un gruppo di amici che misero ciascuno una quota e che fino a quando le norme lo consentirono, riuscirono a sostenere donazioni e aumenti di capitale grazie alle agevolazioni fiscali. Oggi le regole sono cambiate, e da qui è nata l’idea della fondazione, un modo per consentire a tanti colleghi imprenditori e a tanti privati cittadini di darci una mano. Orticolario è patrimonio di tutti, e davvero è arrivato il momento che impari a camminare da sola.

© RIPRODUZIONE RISERVATA