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Sanità Crescono i bandi e i concorsi: sul Lario incremento dei contratti del 4,2% in un anno. Ma se ne vanno 6,5 dipendenti ogni cento. La Uil: «Se ne vanno gli esperti, così solo toppe»
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L’Asst Lariana assume di più, ma la fuga dei sanitari aumenta. Con l’ultimo mandato i vertici degli ospedali pubblici comaschi hanno cercato di mettere l’acceleratore sul reclutamento del personale, medico e infermieristico, con bandi e concorsi a ciclo continuo. E però, fanno di conto i sindacati, non si arresta, ma anzi avanza, l’emorragia dei dipendenti che si dimettono e trovano altre strade.
«Se il sistema continua a perdere personale formato ed esperto – questa è la lettura di Salvatore Monteduro, segretario confederale della Uil Lombardia - ogni nuova assunzione rischia di diventare una toppa su una falla strutturale ».
Secondo i dati raccolti dall’ultima pubblicazione ministeriale nel 2024, i più recenti disponibili, i dipendenti dell’Asst Lariana sono sì aumentati rispetto al 2023 di 154 unità, passando da 3.632 a 3.785 (+4,2%, l’incremento più alto rispetto a tutte le altre province della Lombardia). Ma il tasso degli addii è il più elevato in assoluto in regione.
Lo storico dell’analisi parte da molto lontano, dal 2001 e il confronto con l’inizio del nuovo millennio è impietoso, all’epoca nei nostri ospedali lavorava un 16% in più di sanitari. Se l’Asst Lariana sta riuscendo ad assumere di più, però, di contro il numero delle cessazioni, dei medici e degli infermieri che hanno dato le dimissioni o che hanno appeso lo stetoscopio al chiodo, è molto elevato, 233 nel 2024, che pure è in calo di quattro unità rispetto all’anno precedente. Ma se il confronto è fatto con le altre province lombarde rispetto ai dipendenti in servizio si scopre che Como ha il tasso di addii dagli ospedali più elevato in assoluto: 6,5 ogni cento dipendenti. Sanitari stanchi, secondo i sindacati, attirati dal privato, dalla vicina e più ricca Svizzera. E nel numero delle cessazioni non sono calcolati i normali pensionamenti.
«Il messaggio che emerge dai dati è netto – scrive Monteduro, - la Lombardia non può limitarsi a celebrare l’aumento degli organici. L’incremento c’è, ma è fragile, parziale e non sufficiente a compensare una dinamica di lungo periodo che ha lasciato diversi territori con meno personale rispetto al 2001. La sanità pubblica lombarda ha bisogno di una strategia vera sul personale. Non bastano assunzioni annuali o risposte emergenziali. Serve una programmazione stabile, fondata su fabbisogni reali, carichi di lavoro, attrattività delle professioni sanitarie, qualità dell’organizzazione e capacità di trattenere le lavoratrici e i lavoratori. La sanità pubblica lombarda non ha solo un problema di assunzioni: ha un problema di tenuta. Se non si trattiene il personale, ogni nuova assunzione rischia di diventare una toppa su una falla strutturale».
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