Pacem in Terris: nel ’63 come oggi

In un periodo di forti tensioni internazionali, come quello in cui Giovanni XXIII promulgò l’enciclica, su “L’Ordine” di domenica 12 aprile riproponiamo il testo integrale del “Papa buono”. Un testo attualissimo rivolto a tutti «gli uomini di buona volontà» per arrivare a un «disarmo integrale»

All’inizio del 1963 il mondo era sull’orlo di una guerra nucleare. Nel mese di ottobre dell’anno precedente i rapporti tra le due superpotenze di allora, l’Unione sovietica e gli Stati Uniti, erano arrivati a un passo dalla deflagrazione, dopo che Nikita Chruščev aveva convenuto con Fidel Castro di posizionare a Cuba dei missili balistici puntati contro gli Usa, come deterrente rispetto a futuri attacchi all’isola, ma anche in risposta agli armamenti piazzati dagli americani nelle basi italiane e turche, nonché alla fallita invasione della baia dei Porci. Con fatica, Chruščev e Kennedy arrivarono a un compromesso che evitò il peggio.

In quel clima si distinse per l’intensità degli appelli alla pace Papa Giovanni XXIII, inaspettatamente impegnato, negli stessi mesi, a combattere contro la malattia che di lì a poco lo avrebbe riportato alla Casa del Padre, un tumore allo stomaco. Gli era stato diagnosticato poche settimane prima di aprire i lavori del Concilio Vaticano II, che, nonostante la prematura dipartita del pontefice, avrebbe rinnovato la Chiesa.

Ha il sapore di un lascito anche l’enciclica “Pacem in Terris”, che il “Papa buono” riuscì a promulgare l’11 aprile del 1963, Giovedì santo. Un vademecum rivolto a tutti «gli uomini di buona volontà» per arrivare a un «disarmo integrale» e a un nuovo ordine mondiale fondato su «valori di verità, giustizia, solidarietà e libertà». Considerando che da questo obiettivo, negli ultimi tempi, ci stiamo spaventosamente allontanando, abbiamo pensato di riproporre il testo di Roncalli in forma integrale.

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