Paga il debito con l’Inps un giorno dopo, multa da 9mila euro. Ma il giudice l’annulla
Sanzioni Imprenditore versa le ritenute con un ritardo di 24 ore, arriva la maxi ammenda. Dal Tribunale bacchettata all’istituto previdenziale: «La sanzione corretta è di 50 euro»
Lettura 1 min.Como
Più di novemila euro di sanzioni per un ritardo di un solo giorno nel pagamento del debito previdenziale. Ma il giudice dice no: violato il principio di proporzionalità. E così trasforma abbassa la multa a soli 50 euro.
Ha dell’incredibile la vicenda giudiziaria che ha spinto un imprenditore comasco a far ricorso al giudice civile di Como contro l’Inps.
Il pregresso
La storia risale a otto anni fa. Nel 2018 l’ente previdenziale contesta un omesso versamento di ritenute previdenziali riferite al 2017. Il datore di lavoro riceve la diffida a fine novembre, con l’ultimatum di pagare entro 90 giorni i 4mila euro di contributi dovuti. Termine ultimo: l’8 aprile 2019. L’imprenditore va lungo e versa il 9 aprile, quindi con un solo giorno di ritardo.
Passano gli anni e all’improvviso, nel 2024, arriva un’ordinanza-ingiunzione che pretende il pagamento di una sanzione di 9.012,50 euro.
Nella sentenza con la quale il giudice di Como, Maria Letizia Mocciaro, non bolla come illegale la multa inflitta dall’Inps. Piuttosto scrive che una sanzione di oltre 9.000 euro per un ritardo di un solo giorno è del tutta sproporzionata rispetto alla gravità della violazione contestata. Anche perché, come sottolinea il magistrato nella sua sentenza, «la somma a titolo di sanzioni è dovuta non per il mancato versamento delle ritenute assistenziali e previdenziali a suo tempo richieste (e pagate) quanto per il ritardo nel versamento».
La valutazione
Secondo il giudice una cifra così alta viola innanzitutto il principio europeo di proporzionalità, ma anche i «principi costituzionali» dell’l’articolo 3 della nostra Carta sulla «proporzionalità e ragionevolezza». E ancora: la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea e della Corte costituzionale.
«Al ritardo di un solo giorno - si legge nella sentenza - non può applicarsi una sanzione di Euro 9.012,09 per difetto di proporzionalità tra il chiesto e il dovuto». E questo anche se la legge prevede una sanzione amministrativa da 1,5 a 4 volte l’importo omesso. Ma le sanzioni stesse «non devono eccedere i limiti di ciò che è necessario al conseguimento degli scopi legittimamente perseguiti da tale normativa né essere sproporzionate rispetto ai medesimi scopi».
E così, in questo caso, il giudice ha rideterminato la sanzione disapplicando, di fatto, la norma. Ma la sentenza sottolinea anche come, in effetti, sia possibile «disapplicare, di propria iniziativa, le disposizioni nazionali che appaiono incompatibili con il principio» di ragionevolezza e proporzionalità e che «la disapplicazione è prevista nei soli limiti necessari per consentire l’irrogazione di sanzioni proporzionate». E così, ecco la nuova sanzione: non più i 9.012,50 euro della cartella inviata dall’Inps, bens’ 50 euro. Uno sconto superiore al 99%.
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