Parapetti sul modello della passeggiata Lino Gelpi: pioggia di critiche dal mondo politico comasco
Gaddi: «Speravo in uno sforzo creativo maggiore». Nessi: «La montagna ha partorito il topolino». Binda: «Hanno scelto il brutto e si sono coperti di ridicolo». Orsenigo: «Da due anni i cittadini aspettano una risposta che non arriva»
Lettura 2 min.Como
L’addio ai timoni, anche in chiave rivisitata nonostante l’apertura di un anno fa della Soprintendenza, e la scelta (non ancora ufficiale) di Regione Lombardia e Comune di Como di fare i parapetti del lungolago sul modello presente in una parte della passeggiata Gelpi, fa discutere.
I lettori nel nostro sondaggio on line sono spaccati a metà mentre dal mondo politico emergono perplessità legate al fatto che non si tratta di qualcosa di caratteristico come i timoni e c’è chi solleva dubbi sull’impatto sulla costa dritta del lungolago, con il rischio “effetto muro”.
Nini Binda, già assessore comunale, è tranchant: «Potevano finire finalmente l’opera senza scegliere il brutto, hanno scelto il brutto per mancanza di stile e personalità. Si sono coperti di ridicolo, hanno infangato il lago e il panorama più bello del mondo. Il loro progetto rimarrà per sempre nella memoria come inettitudine amministrativa per i posteri».
Scettico il consigliere regionale di Forza Italia Sergio Gaddi: «Dalla Regione mi sarei aspettato uno sforzo creativo in più. Diversi mesi fa ho presentato una mozione perché i parapetti fossero il più possibile coerenti con il contesto e armonici. L’estetica è l’aspetto irrinunciabile, e se dopo lo scandalo del primo orrido prototipo lo sforzo dei tecnici è stato quello di cercare elementi già esistenti, allora avrebbero potuto farlo ben prima». E ancora: «Mi sarei aspettato di vedere in anticipo le nuove ipotesi per poter esprimere un giudizio più motivato, perché se quella protezione è perfetta per la passeggiata Gelpi, non mi sembra altrettanto valida sul nuovo lungolago. Voglio sperare che almeno il materiale sia un luminoso acciaio».
Il collega del Pd Angelo Orsenigo attacca: «La tanto auspicata bellezza espressa dal collega Gaddi non si è manifestata, il nuovo prototipo non ha certo utilizzato questo criterio». Poi sottolinea «l’enorme pasticcio della destra che disattende come prima cosa la volontà dei comaschi, i timoni». E aggiunge: «È dal 2016 che i cittadini aspettano una soluzione, ma i parapetti non hanno ancora pace. Il 13 maggio 2025 sono stati posizionati dei manufatti pagati, ma non graditi e il 27 giugno seguente anche la Soprintendenza si espresse contro quei prototipi così “privi di leggerezza e trasparenza”. È passato un anno e c’è ancora confusione». Infine dice che «la soluzione è ascoltare i comaschi e la Soprintendenza: utilizzare il prototipo dei timoni, adattato alle norme di sicurezza».
Il presidente provinciale di FdI Stefano Molinari sostiene di aver «sempre ritenuto che la soluzione migliore fosse il mantenimento del modello storico dei parapetti già presente sul lungolago con il caratteristico elemento decorativo a timone, che rappresenta un tratto distintivo e identitario. Purtroppo devo prendere atto che, nonostante le richieste avanzate da più parti, non vi sia stata la volontà di percorrere questa strada. Considero comunque accettabile la decisione di Regione di adottare una soluzione coerente con quella della passeggiata di Villa Olmo».
Il capogruppo di Svolta Civica a Palazzo Cernezzi, Vittorio Nessi, è tagliente: «La montagna ha partorito il topolino: due anni di ripensamenti e litigi per copiare una cosa che già esiste».
Infine l’associazione Nova Como con Vincenzo Falanga e Teresa Minniti, chiede al Comune di «assumersi la responsabilità di una scelta» e che «la soluzione venga adattata e integrata armoniosamente nel contesto del nuovo lungolago, che presenta caratteristiche diverse dalla passeggiata Gelpi».
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