Patria, la vera storia del “compleanno”. E di un falso storico

Si chiamava Savoia. Sbagliata la data del centenario. Il varo avvenne non il 31 luglio ma il 31 agosto 1926. La cronaca puntualissima sul giornale del giorno dopo

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C’è chi ha festeggiato, chi lo ha scritto sui documenti ufficiali e chi, decennio dopo decennio lo ha ripreso in pubblicazioni, articoli, libri, persino cartoline con foto d’epoca. Ma la data comunemente utilizzata è sbagliata e frutto di un errore che si è tramandato fino a oggi. Stiamo parlando del “compleanno” del piroscafo Patria che si fa coincidere con il suo varo ai cantieri di Dervio, da dove ne uscì come “Savoia” cento anni fa. Finora si è sempre indicato il 31 luglio del 1926, ma si tratta di un falso storico poiché il piroscafo fu varato in realtà un mese dopo, il 31 agosto. Questo vuol dire che il suo vero centesimo compleanno sarà domani.

La prova? Le puntuali cronache de “La Provincia” di cento anni fa. Il 17 luglio 1926 viene scritto che «la impostazione della chiglia, dei dritti di prua e di poppa sono già in opera e così pure dicasi dell’ossatura» e che «la sagoma del piroscafo che verrà chiamato con un nome sacro a tutti gli italiani “Savoia” è bella, assomiglia a un pesce del nostro lago». Il 19 agosto in un trafiletto si legge che «i lavori di costruzione del nuovo piroscafo “Savoia” di proprietà della Società Lariana sono a buon punto». E poi sull’edizione del 26 agosto l’annuncio ufficiale: «Martedì 31 corrente alle ore 10 avrà luogo nel cantiere della Lariana a Dervio il varo del nuovo piroscafo “Savoia” alla presenza delle autorità comasche e derviesi. La cerimonia si svolgerà in forma privata, secondo il rito navale». Pochi giorni dopo, il 31 agosto, viene ricordato l’appuntamento per quella giornata spiegando che il corrispondente da Dervio, il cavalier Carlo Cunico, fa presente che i lavori preparatori «sono ormai ultimati» e che «il piroscafo dopo aver ricevuto la benedizione del nostro parroco don Ambrogio Invernizzi e dopo che la madrina avrà rotto sulla prua la tradizionale bottiglia di vino bianco spumante italiano, lascerà il suolo di Dervio, che lo vide in pochi giorni nascere e crescere, per raggiungere il suo naturale elemento, il lago».

Si arriva così all’edizione de “La Provincia” del 1 settembre 1926 che, a pagina 3, dedica all’evento del giorno precedente, un articolo di due lunghe colonne intitolato “Il felice varo nelle acque di Dervio del piroscafo Savoia della Lariana” che riporta una cronaca minuziosa della giornata. «Ieri mattina – si legge – la più grossa motonave lacuale, la “Milano”, lasciava verso le 8.45 uno dei pontili di Como e, recando a bordo parecchi invitati, si dirigeva alla volta di Dervio per assistere, dietro cortese invito della Lariana, al varo del nuovo piroscafo “Savoja” (in questo caso, l’unico, viene usata la “j” al posto della “i”, ndr)». Ne segue un elenco delle autorità invitate, compreso il presidente della Lariana Felice Baragiola, con il consiglio di amministrazione al completo, il direttore e l’ingegnere capo. Ne segue una curiosità, che indica la meticolosità del racconto: «Era a bordo anche la signorina Giulia Baragiola che doveva essere madrina della nuova unità della flotta del nostro lago». Dopo un viaggio di un’ora e 45 minuti «prima di toccare il pontile, gli invitati potevano scorgere sulla spiaggia e precisamente in località “due platani”, dove sorge il cantiere della Lariana, la bianca elegante mole del nuovo piroscafo in attesa del varo».

Vengono elencate le autorità a riva, la grande folla in attesa e le maestranze allineate pronte a togliere i puntelli e citato il discorso del parroco, don Invernizzi, dal grande contenuto patriottico. Subito dopo la madrina rompe la tradizionale bottiglia di spumante, legata da un nastro tricolore, sulla prua del Savoia e si iniziano le operazioni per il varo. Si slegano le corde e il piroscafo scivola in acqua tra gli applausi e le sirene dei piroscafi di passaggio, per poi venire agganciato al rimorchiatore “Trieste” verso Tavernola, per l’allestimento interno. Segue la descrizione minuziosa dei lavori, iniziati il 7 luglio e durati appena 53 giorni (eseguiti dalla ditta Odero di Sestri) e poi dell’interno dell’imbarcazione che «batterà il record della velocità offrendo nel contempo ai suoi passeggeri ogni conforto». Ecco quindi la storia del vero compleanno del “Savoia”, diventato “Patria” nel 1943.

Il presidente dell’associazione Piroscafi lariani Francesco Albarelli, vedendo i documenti dell’epoca, prova a spiegare cosa può essere successo dicendo che «la data errata del varo del Patria è probabilmente il falso storico più clamoroso della storia della navigazione lariana ed è sostanzialmente dovuto al tramandarsi nel tempo di un errore di battitura commesso quasi 40 anni fa dal professor Francesco Ogliari, che nel 1987 pubblicava il libro “La navigazione sui laghi italiani - Lago di Como”, uno dei primi libri sulla storia della navigazione usato poi come base di studio per altre pubblicazioni inerenti la materia». In pratica ha scritto luglio anziché agosto, originando un errore lungo decenni. Il Patria, quindi, quest’anno, i suoi cento anni – di fatto – li festeggia due volte. Il 31 luglio (per errore) e domani.

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