(Foto di archivio)
L’evento Alle 10 ad Albate la cerimonia con esuli testimoni e autorità. Luigi Perini: «Un dovere verso la mia gente fare memoria della tragedia»
«Ho quasi 80 anni, di cui 15 passati in un campo profughi. Volevamo rimanere italiani e l’abbiamo pagato sulla nostra pelle. Il nostro è un patriottismo vissuto e sofferto». In città Luigi Perini è conosciuto come ragioniere, ma la sua storia di vita sarà per sempre segnata dall’essere un esule di Capodistria.
Per questo motivo oggi, alle 10, ai giardini di via sant’Antonino, Perini sarà tra i testimoni in occasione della cerimonia per il “Giorno del ricordo”. Oggi come 79 anni fa, fu firmato il trattato di Parigi, che assegnava alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro, la città di Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia, in precedenza parte dell’Italia. Rincorsi dallo spettro del regime comunista di Tito e dei massacri delle foibe, più di 300mila persone - che erano italiane e avrebbero voluto rimanere tali - abbandonarono casa, lavoro e futuro con una borsa e poco più, lasciandosi alle spalle centinaia di morti. Tra di loro c’era anche Luigi Perini, bambino, che abitò con la sua famiglia «alla mercè della carità pubblica» in un box di compensato che misurava 3 metri per 2.
A Como Perini ci sarebbe arrivato alla fine degli anni ’60, in quanto vincitore di un concorso per lavorare in dogana. «Abbiamo trovato un’ottima accoglienza a Como, ci siamo inseriti e nessuno si è accorto del nostro arrivo». Oltre a ringraziare gli italiani che lo hanno aiutato, Perini rivolge un pensiero anche a quegli italiani che nel 1918 «si sono sacrificati per riunire le terre staccate alla madrepatria».
Per non dimenticare l’esilio vissuto, il ragioniere Perini è diventato presidente della sezione comasca dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che ancora oggi custodisce la memoria dell’esodo. «Testimonio perchè è un dovere verso la mia gente - racconta l’uomo a poche ore dalla cerimonia di Albate -. Tramando agli italiani che le nostre terre sono sempre state italiane, a prescindere da cosa è successo dopo la guerra. Si tratta di far memoria della tragedia, senza altre finalità se non quella della pace e del rispetto».
Di esempi di «italiani che hanno perso tutto pur di rimanere italiani» Perini ne ha conosciuti tanti: «Tempo fa 700 giuliani e dalmati hanno rifiutato la tessera sanitaria perchè riportava erroneamente la Jugoslavia come luogo di nascita». Ripensando anche allo scenario attuale, «dalla Bosnia all’Ucraina, purtroppo gli scontri etnici sono una costante nella storia dei popoli slavi».
Oggi, ai giardini di via sant’Antonino, intitolati ai “Martiri italiani delle Foibe Istriane”, ci saranno le autorità civili e militari, le associazioni d’arma, così come gli alpini comaschi e gli studenti invitati. Tra gli interventi istituzionali e i momenti musicali, sono previste anche letture di brani e preghiere. Il parroco di Albate, don Giovanni Corradini, impartirà la benedizione alla targa dei giardini, su cui verrà posta la corona d’alloro. All’Ana di Albate saranno consegnati i Tricolori da innalzare in piazza del Tricolore, ad Albate, e al Monumento ai caduti di Trecallo.
Luigi Perini leggerà anche la lettera testamento che Nazario Sauro, suo concittadino, scrisse ai figli. Tra i nomi e i volti ricordati da Perini, c’è anche quello di Norma Cossetto, «violentata come donna e uccisa perchè italiana, morta torturata». Ma nella memoria dell’esule c’è anche un altro nome, quello di Ettore Broggi, giovane di Solbiate con Cagno, morto fucilato dagli uomini di Tito a Ossero, ora territorio della Croazia. In riconoscimento del suo sacrificio, oggi la sorella Giuseppina riceverà la medaglia commemorativa, conferita dal presidente della Repubblica.
«Quella di oggi sarà la 23esima rievocazione che faremo» afferma Luigi Perini, che non lo nasconde: «Sarà un momento difficile, perchè si riapre la ferita della mia storia famigliare». Eppure lì, sotto gli alberi dei giardini dedicati ai martiri delle Foibe, c’è la speranza che quella ferita non si riapra invano.
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