Peri al posto dei ciliegi, il sindaco: «Non li ho scelti io»
Rapinese: «Sulla scelta delle piante non ho competenze nè responsabilità». Ma Gaddi: «Il campione del decisionismo davanti alle critiche diventa un passacarte»
Como
Il caso dei ciliegi non è più una semplice questione di botanica o di arredo urbano. È diventato il palcoscenico di un serrato confronto tra il sindaco Alessandro Rapinese e Sergio Gaddi (consigliere regionale e coordinatore di Forza Italia), una disputa che ha trasformato una scelta tecnica in un dibattito radicale sulla natura del potere politico locale.
Al centro del dibattito, l’abbattimento e la sostituzione dei ciliegi con peri resistenti agli stress ambientali. Una scelta che ha innescato polemiche culminate in un botta e risposta. Il sindaco, nella sua rubrica “Le bugie su Rapinese”, ha invocato l’articolo 107 del Testo Unico degli Enti Locali (Tuel). Rapinese rivendica una separazione netta: alla politica spetta l’indirizzo, ai dirigenti la gestione tecnica. «Non ho competenze né responsabilità sulla scelta delle piante - spiega il primo cittadino, accusando chi lo critica di ignorare il funzionamento della macchina comunale - il dirigente è colui che, tramite concorso, ha la piena autonomia tecnica e finanziaria».
Rapinese ha poi citato direttamente Gaddi, reo di aver dichiarato che la sostituzione dei ciliegi fosse una scelta imposta dal sindaco. Per il primo cittadino, queste sono dichiarazioni di chi non conosce la legge o preferisce strumentalizzarla per tornare ad amministrare.
La replica di Gaddi, tuttavia, non si è fatta attendere, virando bruscamente dal merito tecnico al sarcasmo politico. Gaddi ha definito la spiegazione del sindaco come un “logorroico flusso di coscienza” e una “sgangherata lezioncina”. L’accusa di Gaddi è chiara: l’incoerenza. «L’uomo che non deve chiedere mai, quello del decisionismo spinto, si trasforma in un tremante passacarte solo quando le critiche lo mettono alle strette». Per l’esponente di Fi, Rapinese usa la burocrazia come uno scudo: forte con i deboli, ma debole di fronte alle scelte tecniche che lui stesso ha avallato.
«Prima si è preso tutte le deleghe, si è paragonato a Superman, e ora che non riesce a combinare nulla si raffigura come un Fantozzi di fronte alle proprie responsabilità - incalza Gaddi. - Che tristezza vedere che l’uomo che tuonava contro i vigili per chiedere “bastonate di multe”, oggi si scioglie davanti alla burocrazia come un burro avariato».
Il duello si è esteso anche al ruolo della stampa. Rapinese ha invitato i giornalisti a verificare la “verità sostanziale”, richiamando la deontologia professionale. Una provocazione che Gaddi ha bollato come “inqualificabile”. Il risultato di tutta questa situazione è un’impasse che finisce per logorare il dibattito pubblico, ridotto a uno scambio di accuse che allontana i cittadini dal merito delle questioni.
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