Posteggio in Ticosa: «Un progetto utile ma si può fare di più»

I commenti La proposta di Acinque per l’area dismessa. Monti: «Irrisolta la destinazione di un’area strategica». Tajana: «Più aree verdi». Terragni: «Manca una visione»

Posteggi e fotovoltaico in Ticosa? Bene, tutto molto utile, ma si può fare di più. E il commento di tre urbanisti comaschi alla proposta di Acinque di realizzare nell’area dismessa che da 42 anni arrovella la politica comasca un posteggio per 650 auto e un impianto per la produzione di energie rinnovabili.

Una sorta di minimo comune denominatore dei progetti possibili, che non può dispiacere a nessuno ma che non soddisfa chi in quell’area ha sempre visto un nodo cruciale del tessuto cittadino. «Più che un progetto direi che è un programma di intenzioni - dice Angelo Monti, già presidente dell’Ordine degli architetti - molto lontano da quelle che erano le riflessioni su questo tema. Sul fatto che si potesse individuare in quell’area anche un parcheggio mi sembra che in passato convergessero tutti gli orientamenti, ma questo non risolve un tema così cruciale per la città».

Per Monti l’idea di Acinque non affronta il nocciolo della questione, che è cosa fare di un’area strategica: «Forse una riflessione in più andrebbe fatta, voglio ricordare che si è parlato negli anni di un hub della cultura ma anche di residenze, proposta che è stata molto travisata perché non si parlava di edilizia economica popolare ma di housing sociale, una strategia orientata a favorire le coppie giovani o gli anziani. Non voglio sminuire l’importanza dell’idea di un parcheggio ai margini della convalle, se questo può vuol dire gestire in maniera del tutto diversa la viabilità in centro e liberarla in futuro dalla pressione della mobilità veicolare. Questo aspetto ora sembra rimasto come sostanza della proposta».

La Ticosa, aggiunge l’architetto, è una cerniera fra la città a lago, che è la città della cultura e della qualità ambientale, e la zona sud, quella del San Martino, dell’Università e delle caserme: «Ti aspetti che quest’area possa svolgere un simile ruolo anche in forza di altre funzioni, che abbia una prospettiva di dinamismo per il futuro della città. A meno che non si voglia pensare che Como sia destinata a restare solo un centro turistico di passaggio o un resort per signori facoltosi».

Meglio interrato

Per Tino Tajana, notissimo professionista e uomo di cultura comasco a lungo a capo dell’ufficio tecnico del Comune, l’idea di Acinque parte da premesse condivisibili ma ha il limite di non prevedere aree verdi: «Secondo me il posteggio dovrebbe essere interrato, o comunque l’impianto fotovoltaico - che mi vede del tutto d’accordo - dovrebbe essere sovrapposto ai parcheggi. Altrimenti si sprecherebbe troppo suolo, invece sarebbe importante salvare un’area di riserva con del verde per valorizzare il collegamento con la Spina Verde. La città ha bisogno di ossigeno. Il parcheggio interrato a un piano non creerebbe problemi con le falde e non costerebbe molto».

Una malattia

«La Ticosa ora è vista come una patologia della città, una malattia che bisogna guarire e non come un’area che riguarda il futuro - dice Attilio Terragni, architetto e nipote del maestro del Razionalismo Giuseppe Terragni - In questi casi si ha sempre un approccio in cui mancano una visione di città e un lavoro sulla memoria. Il parcheggio e il fotovoltaico vanno benissimo, ma ci si dimentica che la città rimane la più grande creazione spirituale dell’essere umano, un lavoro collettivo che dà energia tutti i giorni a chi la abita».

«È un garage ciò di cui ha bisogno Como nel 2023? - si chiede Terragni - È questo quello che vogliamo lasciare ai nostri figli della nostra visione della città? Certo, cara grazia che dopo 42 anni finalmente qualcosa si muove, ma non possiamo lasciare tutto in mano ai privati, l’amministrazione pubblica deve servire a dare le linee guida, altrimenti si finisce per rendere la città un luogo senza speranza».

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