Posti per Medicina in calo del 12% all’Insubria. Ma i medici mancano: per loro proposta la pensione a 72 anni

Sanità Servono medici di base e ospedalieri ma l’accesso all’università è sempre più difficile. All’Insubria spazi insufficienti, Spata: «Serve una seria programmazione a livello di atenei»

«Al lavoro per aumentare le matricole di Medicina».

Questo è l’obiettivo che si pone il ministero dell’Università e della Ricerca per cercare di colmare il vuoto tra i camici bianchi.

All’indomani della pubblicazione dei posti provvisori per accedere alle facoltà di medicina molti hanno notato una lieve flessione per le immatricolazioni degli atenei. Compreso il nostro territorio, che per Varese e Como all’università dell’Insubria ha perso in maniera graduale circa il 12% dei banchi a disposizione rispetto a prima della pandemia, all’anno 2018-2019.

Un paradosso vista la grave mancanza di medici e specialisti. Inutile ricordare la carenza di camici bianchi negli ospedali come negli ambulatori. Ci si aspettava al contrario un forte aumento di posti per le matricole.

Dal ministero spiegano però che si tratta di primi dati provvisori e che bisogna ancora definire un accordo con la Conferenza Stato-Regioni. In più ci sono i posti per la lingua inglese, che pur all’Insubria non sono stati attivati. Insomma il ministro Anna Maria Bernini punta ad allargare la platea. Da mesi peraltro si discute di numero chiuso, se togliere o meno il tetto imposto in entrata alla laurea in medicina e chirurgia.

Aule e docenti

Secondo Bernini più che togliere il numero chiuso a medicina occorre «adeguare la programmazione dei laureati, partendo dal nuovo fabbisogno di medici e sanitari, lavorando sulle capacità e sull’offerta potenziale del sistema universitario». Non a caso il presidente della scuola di medicina dell’università dell’Insubria Alberto Passi ha spiegato che l’ateneo metà varesino e metà comasco ha dei limiti di capienza, per la disponibilità di aule, ma anche di docenti con il titolo.

Con questo fine il ministero ha organizzato un gruppo di lavoro per individuare un “accesso sostenibile” a medicina. Occorre, sempre secondo Bernini «esaminare ed approfondire le criticità afferenti alla carenza di medici e professionisti sanitari nell’ambito del servizio sanitario nazionale, misurare l’entità del fenomeno e individuare le cause e le possibili soluzioni, con particolare riferimento alla necessità di garantire un accesso sostenibile alle professioni sanitarie».

Nel frattempo il governo intende dar modo ai pediatri e ai medici di medicina generale di restare in ambulatorio fino a 72 anni e non più fino a un massimo di 70. È una piccola leva per contrastare il vuoto di professionisti sanitari.

Pensioni a 72 anni

«Ma si tratta soltanto di una scelta fatta a titolo volontario e temo che stante l’attuale situazione non saranno in molti a restare ancora in ambulatorio – commenta Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine dei medici di Como – il nostro lavoro è sempre più faticoso e sempre meno riconosciuto. Quel che serve oggi è una programmazione seria dei giovani medici. Attraverso le facoltà e le borse di specializzazione. Che saremmo arrivati a questa drammatica carenza di camici bianchi era noto da decenni. L’abbiamo ripetuto mille volte, ma nessuno ci ha dato ascolto per tempo. Adesso occorre invertire la tendenza guardando al lungo periodo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA