Rapinese di nuovo sui ciliegi: «Nessun valore simbolico, furono scelta fatta al risparmio»

Via XX Settembre Il sindaco contro la Soprintendenza: «Da indagini d’archivio di Palazzo Cernezzi emerge che ci hanno raccontato la favoletta. Prima della guerra c’erano delle robinie»

Como

Ennesimo capitolo nella guerra in corso da novembre sui ciliegi di via Venti Settembre, attualmente tutti fioriti e che il Comune di Como vuole abbattere per sostituirli con i peri. Nelle ultime settimane Palazzo Cernezzi, per portare la Soprintendenza al Tar, è andato a spulciare gli archivi comunali per cercare di ricostruire la storia delle piante. Della questione la Soprintendenza, prima di emettere il nuovo parere, aveva parlato in due tavoli tecnici convocati a Milano (disertati dal sindaco Alessandro Rapinese e da suoi rappresentanti) nei quali erano stati approfonditi la valenza storica del viale, altri pareri di agronomi e l’affezione dei residenti. La Soprintendenza nel parere con cui ha vincolato il viale ha parlato della «valenza identitaria degli esemplari di “Prunus serrulata”, piantanti per la prima volta nel 1947, quale simbolo di pacificazione e rinascita e al tempo stesso di riscatto dagli orrori della guerra, e la profonda affezione, via via cresciuta negli anni, dei cittadini per quello che a tutti gli effetti deve intendersi come un bene della comunità di eredità culturale». Ora il sindaco opporrà ai giudici la nuova ricostruzione. «Da indagini d’archivio di Palazzo Cernezzi – ha spiegato in tv – emerge che ci hanno raccontato la favoletta. Prima della guerra c’erano delle robinie». Gli alberi presenti prima della guerra, come era emerso anche da un articolo de “La Provincia” del 1947 erano stati tagliati durante il conflitto e via Venti Settembre era stata inserita per la ripiantumazione (non si indicava la specie). Erano state testimonianze di residenti raccolte dal Comitato a parlare dei ciliegi. Il sindaco ha detto che, dai nuovi documenti, emerge che «dal 1945 al 1956 in via Venti Settembre non c’era niente. Poi il sindaco Lino Gelpi in giunta ha portato un progetto per fare i marciapiedi e mettere le piante. Voleva i ciliegi? No». Ha spiegato che erano previsti «i bagolari» e che i ciliegi sono stati messi perché «costavano meno, 600 lire conto 5mila». Rapinese ha chiuso dicendo di essere andato al Tar per capire quali atti abbia citato «la Soprintendenza per negarmi l’opportunità di segare quei ciliegi».

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