Rapinese e le zone a 30 all’ora: «Non ne farò mai ma sì agli autovelox»

Il caso Il sindaco su Rete4 stronca lo “scenario Bologna”. Attualmente in città ci sono 3,5 Km di zone a limite ridotto. Gelpi (Aci): «No a interventi generalizzati e senza senso»

Como come Bologna con il limite dei 30 km orari in quasi tutta la città? Il sindaco Alessandro Rapinese, ospite domenica sera della trasmissione Mediaset “Zona Bianca” è stato netto: «A Como no, niente 30 all’ora - ha detto il primo cittadino comasco in studio -. Lo ritengo un provvedimento ideologico. Il vero problema dei sindaci è che in alcune strade urbane trovo macchine che vanno a 130, non a 30 e quello è un problema che dobbiamo contrastare. Il nostro codice, tra l’altro dice che ci si può discostare dal limite dei 50 km, ma deve essere una scelta opportuna e seguendo le direttive che saranno impartite dal ministro delle Infrastrutture, quindi ho anche perplessità legale sulle zone 30 (di Bologna, ndr)».

Il dibattito

Poi ha chiuso: «Il limite dei 30 km all’ora a Como come a Bologna non ci sarà mai, finché sarò sindaco». Subito dopo ha però aggiunto: «Gli autovelox a 50 sì». In studio si parlava di Bologna e della zona 30 e anche dell’anonomo distruttore di autovelox ribattezzato dai media “Flexman”. Rapinese ha stroncato l’opera del contestatore che distrugge gli apparecchi anche perché sugli autovelox ha da sempre una posizione favorevole, sostenendo che questi sì, a differenza del limite generalizzato a 30 km orari, contribuiscano a rendere le strade cittadine più sicure. E anche domenica sera ha rilanciato su noi autovelox: in più occasioni aveva parlato dell’intenzione di installarne uno sulla Napoleona, poi “congelato” dalla Prefettura. Ma le sue parole in diretta tv lasciano pensare che sul tema non abbia mollato e che, anzi, intenda mettere più autovelox nel capoluogo.

Como, secondo la classifica pubblicata dal Sole 24 ore nel 2023 e basata sulla rielaborazione di dati di Legambiente e di Aci del 2021 (ma non sono state introdotte modifiche) ha complessivamente 3.479 metri di strade a 30 km orari o inferiori. In pratica quasi 3, 5 chilometri complessivi. In pratica 4,2 metri ogni 100 abitanti. 

Questo a fronte di quasi 62 auto ogni 100 abitanti, ma anche, vale la pena evidenziarlo, di un tasso di morti e feriti ogni 100 abitanti pari allo 0,01%, dato che mette Como agli ultimi posti della classifica sui 67 capoluoghi che hanno aderito allo studio e, in ogni caso, molto al di sotto della media nazionale (0.07).

Tante contestazioni

Sulle zone 30, che a Como sono presenti in alcune vie ormai da anni, ma si tratta di zone eccezionali (strade con molte curve o particolarmente pericolose come via Bixio e via Per San Fermo) o all’interno di quartieri (via Italia Libera, via San Giacomo a Sagnino, le strade interne di Lora, via Carso, via Prestino e Mantegna e via Mirabello a Trecallo) oltre all’ultimo tratto della Bellinzona verso Ponte Chiasso, Oltrecolle e viale Giulio Cesare.

Il presidente dell’Aci Enrico Gelpi boccia senza appello l’estensione del limite a 30 km orari. «La zona 30 - spiega - non va assolutamente generalizzata a tutta la città, come è stato fatto a Bologna, anche perché ha lo scopo di ridurre la velocità in situazioni particolari come vie di quartiere, strade a curve, uscita dalle scuole. Ha senso, insomma, se ci sono motivazioni specifiche». Poi aggiunge: «Non è vero tra l’altro che si riduce l’inquinamento perché si usano di più le marce basse e, quindi, cresce il consumo. Si parla di sicurezza, ma già c’è il limite di 50 km orari e se lo si rispetta, oltre alle regole stradali come l’obbligo di stop, il dare precedenza e il non guidare con il telefonino in mano, è già più che sufficiente».

Parlando di Como poi Gelpi sottolinea che «con il traffico che c’è soprattutto nelle ore di punta e quando finiscono le scuole i 30 chilometri non si raggiungono nemmeno».

E aggiunge: «Assistiamo a scelte ideologiche che vanno sempre a colpire chi va in auto. Ma anche a Como vediamo ogni giorno la situazione dei ritardi nei treni e le corse soppresse e un trasporto pubblico inefficiente e sovraccarico. Se ci fosse una visione più complessiva si andrebbero a potenziare quelli. Si cita l’estero, come Londra, ma là i mezzi pubblici funzionano. Da noi oggi l’auto è indispensabile per potersi muovere».

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