«Rapinese è rivoluzione anche se ci denigrano. Nel 2027 parlerà Como»

Capigruppo Gianfranco Rossetti, consigliere comunale di maggioranza e capogruppo della Lista Rapinese 

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Davanti alle accuse dei consiglieri di minoranza, difende senza riserve il suo sindaco e, anzi, ne riconosce la determinazione. Perchè quando Gianfranco Rossetti notava ciò che non funzionava, Alessandro Rapinese era l’unico in grado di dargli risposte. Un carattere difficile? Rossetti invita a separarlo dalla capacità amministrative. E inizia ad elencare ciò che è stato fatto.

Buongiorno Gianfranco, come va?

C’è un’opposizione molto agguerrita che da quattro anni a questa parte persegue un’unica strategia, cioè quella della denigrazione della persona e dell’operato del sindaco e della giunta. Anche noi, come consiglieri, ne abbiamo sentite di ogni: muti, yes men, cartonati...Diciamo che l’atmosfera è questa purtroppo.

Lei perchè si è candidato nel 2022?

Ho lavorato per 40 anni nel tessile e sono da sempre attaccatissimo a questa città. Già allora vedevo tante cose che non funzionavano, ma me ne sono accorto ancora di più quando ho cominciato a girare Como nei panni dell’umarell. Passavo davanti all’ufficio di Rapinese per segnalargli ogni cosa, e lui era l’unico che mi desse una risposta, nel bene o nel male. Da lì è nato il nostro rapporto di fiducia.

Quindi lei va nella lista Rapinese e vincete le elezioni: voleva entrare in giunta?

No, l’ho esclusa subito. Ho detto ad Alessandro: come consigliere va bene, ma in giunta non ho l’esperienza e la capacità.

Parliamo di Como: cosa c’è di urgente da sistemare?

Tantissimo, e abbiamo già fatto molto: la messa a norma degli istituti scolastici e degli impianti sportivi. Una valanga di soldi sono stati impiegati per questo: palazzo del ghiaccio, piscina Sinigaglia, campi da calcio, palestre. Prima non avevamo una scuola messa a norma, con conseguente pericolo per bambini e ragazzi. L’elenco è lungo.

Altri risultati?

I residenti adesso trovano con molta più facilità il posteggio anche nelle ore notturne. E poi abbiamo risolto tante situazioni, non dico di privilegio, però fossilizzate nel tempo, alcune concessioni, spazi...cose che erano a vantaggio di pochi e a svantaggio di tanti. Ci sono delle leggi e se il Comune non le rispetta, è lui che ci va di mezzo. Se non persegue fino in fondo quelle che sono le sue ragioni, domani potrebbe essere accusato di aver speso malamente i soldi pubblici.

Como è un comune che non ha problemi di soldi fortunatamente...

Ma bisogna distinguere la spesa corrente, con cui si manda avanti tutta la macchina comunale, e il titolo secondo, che sono quei soldi accantonati per i progetti.

Torniamo sulle scuole, come la vede la situazione?

Capisco che la chiusura di una scuola possa dare adito a critiche, però se pensiamo che c’è un progetto di ristrutturazione di una scuola che è già al top, a distanza di 400 metri in linea d’aria, non capisco perché si debba continuare a mantenere una scuola fatiscente. Così come per via Perti, andremmo a spendere gli stessi soldi che servono per ristrutturarne tre o quattro di scuole.

E lo stadio?

C’è stata una conferenza di servizi, è anni che si sta elaborando un progetto rispettando le norme e tutta una serie di organi al di fuori del Comune devono dire la loro. Se questo progetto rispecchia il parere della conferenza dei servizi, si va avanti.

In questo ultimo anno di mandato su cosa bisogna concentrarsi?

Sui grandi progetti: riuscire a portare in consiglio la Ticosa, Muggiò e lo stadio. Progetti che hanno un iter burocratico lunghissimo. Ecco, questa è una cosa che ho vissuto da vicino: la burocrazia salvaguarda determinati interessi, però in certi casi è veramente soffocante. Ci sono un’infinità di leggi e norme che allungano i tempi. Certo si vorrebbe fare tutto con la bacchetta magica.

Secondo lei i comaschi si interessano di quello che succede in consiglio?

Bella domanda: c’è una percentuale che sicuramente si interessa. Poi purtroppo non tutti lo seguono, quindi quello che esce non sempre rispecchia la realtà di tutto il dibattito che c’è stato, tutto l’iter di determinate decisioni e prese di posizione.

Che clima c’è durante le sedute?

Io sono contento di partecipare per la mia città. Riconosco che ci sono dei consiglieri che fanno scrupolosamente il loro lavoro. Presi singolarmente sono delle ottime persone. Purtroppo perseguono destra e sinistra senza nessuna differenza, con la strategia che le ho detto prima: dicendo che è tutto sbagliato.

Ma non pensa che sia un atteggiamento di risposta anche al modo di fare del sindaco?

Sicuramente in parte sì, è una persona che non ha un carattere semplice. Però bisogna guardare anche i fatti e io al sindaco riconosco tre grosse qualità: onestà, esperienza e determinazione, per me fondamentali per un ruolo importante come il suo.

Un difetto del sindaco me lo dice?

Gliene dico due: è molto schietto e, secondo, vorrei raccomandargli di fare un po’ più attenzione alla sua salute. Si sta spendendo troppo e c’è ancora tanto lavoro da fare.

Io però una cosa gliela devo chiedere: i capigruppo prima di lei hanno detto che la maggioranza non parla mai...

Guardi, tutti i consiglieri partecipano più o meno alle riunioni. Si discute, poi si prende la decisione, e c’è chi ha più dimestichezza nel parlare.

Quindi, anche se pochi intervengono in consiglio, dietro le quinte lavorano tutti?

Ma certo, oltretutto perchè alimentare sempre la polemica? Siamo di maggioranza, avalliamo quello che la giunta e il sindaco decidono. Non fossimo d’accordo, allora si ferma tutto e ce ne andiamo. Lasciamo parlare chi sta portando avanti i vari progetti.

Il suo gruppo ha fatto qualche sbaglio, qualcosa che tornando indietro vorrebbe fare diversamente?

Sinceramente no, non mi sembra. Ripeto che le scelte sono fatte collegialmente. Il fatto di comparire poco, di non replicare, l’abbiamo deciso dall’inizio, proprio per evitare di alimentare polemiche più del necessario.

L’uscita di Paola Tocchetti e Paola Ceriello: come l’ha vissuta?

Da un punto di vista umano mi è dispiaciuto molto perché hanno contribuito dall’inizio a redigere il nostro programma. Da un punto di vista politico secondo me hanno sbagliato: avrebbero dovuto dimettersi e lasciare il posto ad altri della lista. Invece così sono andate nelle braccia di quei partiti che noi avevamo deciso di mettere all’opposizione.

Si è mai pentito di essersi candidato?

No, assolutamente, ben felice di averlo fatto. Qualche giornalista che l’ha preceduta diceva che Como è una bella addormentata, un altro diceva che era pronta anche per una rivoluzione. Ecco, io penso che Rapinese stia andando in quella direzione: rimuovere tutte quelle incrostazioni che hanno bloccato lo sviluppo della città.

Quindi è un atto di coraggio?

Molto, e ne trarranno giovamento anche quelli che eventualmente seguiranno.

A proposito: il 2027 si avvicina, Rapinese potrebbe farcela di nuovo?

Questo lo dobbiamo chiedere a Como. C’è molta gente che lo critica, ma anche tanti che approvano il suo operato. Cerchiamo, se possibile, di distinguere il carattere da quella che è la sua capacità amministrativa. Sua e della giunta, perché poi non è solo: ci sono dei collaboratori.

Invece lei, si ricandida?

Questo dipende dal candidato sindaco (ride ndr). Se lui vorrà e mi chiamerà, ci ragioneremo.

Un’ultima cosa: in questo momento è contento?

Sì. E da poco tempo sono diventato nonno del mio primo nipote.

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