Recupero Ticosa. Il nuovo piano vola a 36 milioni

Il recupero. Il documento economico-finanziario conferma una quota di 17 milioni a carico del Comune. Ora la palla a un advisor per l’analisi di fattibilità

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Acinque ha depositato a Palazzo Cernezzi (il 20 luglio) il nuovo piano finanziario per il progetto (del gennaio 2024) che prevede, nell’area della ex Ticosa, di realizzare un parcheggio da circa mille posti auto oltre a nuova viabilità sull’asse tra viale Roosevelt e via Grandi.

A portare in consiglio comunale, chiedendo spiegazioni, i macronumeri della proposta della società che ha, tra i soci, lo stesso Comune di Como, è stato il capogruppo di Svolta Civica Vittorio Nessi. «La proposta per i prossimi 32 anni e sei mesi – ha detto in aula Nessi – prevede un investimento complessivo che passa da 26 milioni (era quello contenuto nella prima proposta, ndr) a circa 36 milioni, di cui 17 sempre a carico del Comune di Como e 18 di Acinque. Il tutto per un fatturato complessivo di 96 milioni e 700mila euro».

Rispetto all’ipotesi iniziale di due anni e mezzo fa, poi giudicata non ammissibile in quanto squilibrata dal punto di vista finanziario rapportando gli investimenti, gli enti, i vantaggi e tenendo 30 anni di concessione, il contributo del Comune resta invariato e pari a 17 milioni di euro, mentre quello del privato sale dai 10 ipotizzati agli attuali 18. Questo a fronte di una crescita dei costi, per lo stesso identico progetto, di circa 10 milioni di euro.

Lo stesso Nessi ha voluto sottolineare che «la proposta per legge deve essere preceduta da un adempimento necessario e non derogabile, tra cui valutare tutti gli elementi, il rapporto costi-benefici, l’efficiente allocazione del rischio operativo, la capacità di generare soluzioni innovative, la capacità di indebitamento dell’ente».

In pratica sarà una società esterna, come avviene per i progetti di partenariato pubblico-privato a valutare innanzi tutto se il Comune non possa realizzare in autonomia lo stesso investimento e se quello del privato con la partecipazione di fondi comunali sia di pubblica utilità e sia economicamente favorevole all’Ente di via Vittorio Emanuele. In ogni caso l’iter non è breve e passa, comunque, dopo le verifiche, dalla dichiarazione di pubblica utilità della giunta e dalla nomina del soggetto promotore con discussione e approvazione in consiglio comunale e ancora dalla validazione da parte del responsabile unico del procedimento prima dell’approvazione in giunta, ma soprattutto da una gara pubblica nella quale – a differenza del passato e in base a nuove normative europee – Acinque (in quanto proponente) non avrà più alcun diritto di “prelazione” rispetto ad eventuali altre offerte.

Nessi ha voluto evidenziare che «i 17 milioni a carico del pubblico sono pari a oltre il 44% del totale. Il concessionario ne investe 18, poi si accolla il rischio della bonifica solo fino alla franchigia di 800mila euro. Tema molto delicato questo, perché il costo della bonifica a oggi è di 11 milioni e rotti e dunque gli scostamenti restano a carico del Comune di Como».

In pratica Acinque coprirebbe la cifra fino a 11,8 milioni e non di più e va ricordato che si tratta di una bonifica integrale (quella, per semplificare, che consentirebbe di realizzare nell’area residenze) che si va ad aggiungere agli oltre sei milioni già spesi in passato per la rimozione dell’amianto in superficie e nel sottosuolo. Infine il capogruppo di Svolta Civica ha dato un ulteriore dato sul canone annuo che sarebbe pari a «110mila euro, frazione molto piccola sui ricavi di 96 milioni e 700 mila euro in 32 anni e 6 mesi. Il tutto per un’area su cui il Comune, fino a metà 2057, non avrà più nulla da dire». Da Acinque nessuna dichiarazione anche perché ora la palla è tutta nelle mani del Comune e delle società esterne a cui si rivolgerà per la valutazione della sostenibilità del piano economico-finanziario, indispensabile per qualsiasi passo in avanti del progetto.

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