Reintegrati i medici no vax, Spata: «Uno schiaffo alle vittime del Covid e alla scienza»

Il presidente dell’Ordine dei medici comaschi: «Questa scelta va contro il nostro codice deontologico, delegittima il ruolo medico e le decisioni che i nostri Ordini avevano preso accompagnando alla porta, con dispiacere, ma con nettezza, dei colleghi che avevano fatto delle scelte contrarie alla medicina»

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Como

Reintegrati i medici no vax, per il presidente dell’Ordine di Como: «E’ uno schiaffo alla scienza e alla salute». Per la verità già a inizio mandato questo esecutivo aveva anticipato la fine dell’obbligo vaccinale contro il Covid introdotto per i sanitari durante la pandemia. Almeno in parte erano già tornati al lavoro circa 150 sanitari comaschi dell’intero comparto che non avevano voluto fare il vaccino anti Covid. Ora però con un emendamento proposto in commissione Affari sociali da Fratelli d’Italia possono tornare in servizio anche quei medici radiati, con la possibilità di reiscrizione all’albo di competenza.

«E’ uno schiaffo alle vittime del Covid, alla scienza e alla salute dei cittadini – il commento di Gianluigi Spata ricalca la posizione presa da tutte le federazioni dei medici italiani – oltre che all’impegno dei tanti medici sul campo. Proprio un pessimo messaggio, dunque mi auguro che il governo voglia fare un passo indietro. Questa scelta va contro il nostro codice deontologico, delegittima il ruolo medico, come le decisioni che già i nostri Ordini avevano preso accompagnando alla porta, con dispiacere, ma con nettezza, dei colleghi che avevano fatto delle scelte contrarie alla medicina. Il nostro compito è difendere la scienza, l’importanza dei vaccini, senza timore di dire no a terapie alternative mai validate e riconosciute».

L’emendamento comunque non prevede in realtà il reintegro automatico, c’è una finestra di due mesi di tempo per presentare una domanda di riammissione, questa opportunità vale solo per chi ha istanze ancora pendenti davanti alla commissione centrale delle professioni sanitarie. Un organo che a lungo è rimasto fermo perché non aveva commissari nominati, davanti a questo ente i medici già radiati dai singoli Ordini sui territori potevano presentare una istanza, continuando nel frattempo a lavorare. Tante le critiche che si sono sollevate dal mondo della medicina, compreso Filippo Anelli, il presidente nazionale dell’Ordine dei medici, altrettanti i commenti dal mondo della politica.

Nella nostra provincia all’ultima rilevazione risalente al 2022 erano stati sospesi circa 150 sanitari, di questi 50 infermieri, una ventina di psicologi e tecnici, 13 farmacisti e 45 medici, 14 specialisti negli ospedali pubblici, altri quattro nelle strutture accreditate della città. Pochi sia chiaro rispetto al totale, per posizioni come detto in parte poi sanate, risolte, già rientrate in maggioranza, le radiazioni sono state eccezioni. Le posizioni pendenti potrebbero essersi peraltro ormai azzerate, resta però secondo i medici il messaggio sbagliato a torto espresso dall’emendamento ormai approvato. Di segno opposto la posizione della parlamentare di Fratelli d’Italia prima firmataria, Alice Buonguerrieri, che ha rivendicato l’obiettivo di «mettere fine a questa persecuzione» e ridare ai sanitari la possibilità «di operare in scienza e coscienza».

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