(Foto di archivio)
I dati Nella penisola disperso il 42% dell’acqua potabile a causa di infrastrutture inadeguate. Nella nostra città la perdita è solo del 9,2%. L’analisi della Cgia di Mestre su dati Istat
Lettura 2 min.In un’estate caldissima e segnata dalla siccità (impressionante la situazione del fiume Po, in particolare nel Cremonese), colpisce scoprire, grazie ad un’analisi realizzata dall’ufficio studi della Cgia di Mestre su dati Istat, che il 42% dell’acqua potabile italiana viene disperso.
Una parte di perdite, spiega l’Istat, è fisiologica e varia generalmente tra il 5 e il 10%. Ma il resto dipende da vetustà degli impianti, corrosione, deterioramento o rottura di tubazioni, giunti difettosi: insomma le infrastrutture idriche nazionali sono complessivamente inadeguate.
Si tratta di criticità che interessano tutta la penisola, anche se nel Mezzogiorno la situazione è particolarmente critica.
Peraltro l’Italia è il paese che consuma più acqua nell’Unione europea: nel 2023, infatti, il prelievo idrico è stato di 36,5 miliardi di metri cubi (17,5 miliardi per l’agricoltura, 8,4 miliardi per usi civili, 6,6 per l’industria e 4 per produrre energia), contro i 33 miliardi della Spagna e i 26 della Francia.
Sia nel settore primario che nel mondo industriale, l’Italia è il paese che registra i consumi idrici più elevati in Europa. Per quanto riguarda invece l’uso civile della risorsa idrica, gli italiani consumano 23 milioni di metri cubi al giorno.
L’Istat definisce il volume di acqua disperso nelle reti comunali come differenza tra quanto immesso (pro capite) e quanto erogato effettivamente (sempre pro capite).
A livello regionale, la situazione più critica si registra in Basilicata, con una perdita pari al 65,5% di quanto immesso in rete.
Seguono l’Abruzzo (62,5%) e il Molise (53,9%). Per contro, la Lombardia con il 31,8%, la Valle d’Aosta con il 29,8% e l’Emilia-Romagna con il 29,7% di perdite sono le tre regioni più virtuose.
Più le regioni sono grandi, tuttavia, e più pesano economicamente le perdite: il Lazio è la regione con l’impatto economico più elevato pari a circa 1,5 miliardi annui. Seguono Sicilia e Lombardia con poco più di un miliardo.
Buone notizie invece per il nostro territorio e in particolare per la città: nella classifica per capoluoghi di provincia, infatti, Como risulta la più virtuosa a livello nazionale; su 307 litri pro capite immessi nella rete ogni giorno, ne vengono persi solo 28, pari al 9,2%. Como quindi supera anche Pavia (perdite al 9,4%) e Monza (11%). Buoni risultati anche a Milano, dove le perdite idriche raggiungono il 13,4%. Le province messe peggio sono invece Potenza, dove è presente una dispersione del 71%, Chieti (70,4%) e L’Aquila (68,9%).
I dati (gli ultimi disponibili) sono riferiti al 2022. Non è da escludere, quindi, che la situazione sia parzialmente migliorata. Ma il problema resta e in estate viene amplificato.
«Oggi in Italia si recupera appena il 10% dell’acqua piovana - scrive l’ufficio studi dell’organizzazione artigiana di Mestre -: una percentuale troppo bassa per affrontare la crisi idrica che mette in difficoltà famiglie ed imprese. In questa fase di cambiamento climatico - prosegue l’organizzazione -, non possiamo più permetterci di sprecare una risorsa così preziosa: ogni goccia che finisce in mare senza essere trattenuta è un’occasione persa, anche per l’economia del territorio. Insomma - conclude la Cgia -, è necessario un piano infrastrutturale serio, investimenti immediati e la volontà politica di agire ora, non domani».
© RIPRODUZIONE RISERVATA