Rette nelle case di riposo: lo stop della Regione non blocca i rincari

Il caso In vigore nuove tariffe a carico degli ospiti. Le Rsa si giustificano: «Poca chiarezza dall’assessorato». Che prometteva un contributo di 5,3 euro sulla diaria

Nonostante i finanziamenti messi a disposizione dalla Regione alcune Rsa hanno comunque deciso di aumentare le rette del 2024. Non solo, ci sono case di riposo che hanno mosso dei ricorsi.

A metà dicembre l’assessorato regionale al Welfare ha aumentato di 5,3 euro le tariffe giornaliere riconosciute alle Rsa che ospitano anziani in condizioni di salute molto fragili, in cambio però è stato chiesto alle case di riposo di congelare le rette chieste alle famiglie, già salate e riviste al rialzo superata la pandemia.

La situazione

Ciò nonostante, per esempio in città le Marcelline, alcune Rsa hanno varato già a novembre un aumento dei costi a carico degli ospiti, dei rincari poi confermati malgrado gli stanziamenti varati dalla Regione. Un balzo di due euro al giorno che per la residenza di via Tommaso Grossi si traducono in poco meno di settanta euro al mese. Degli adeguamenti alle rette più datate e ferme da anni sono state decise anche alle Giuseppine, sempre due euro in più per i letti più economici. L’ultimo rincaro al don Guanella risale invece alla fine del 2022, la Rsa sta meditando un nuovo piccolo aumento, ma ieri dalla direzione non è arrivata una conferma in cifre. Sempre in città la Ca’ d’Industria ha bloccato le tariffe del 2024, i mensili non vengono alzati dal 2021. «Tale decisione è stata maturata – si legge in una lettera inviata alle famiglie – indipendentemente dalla delibera regionale la cui operatività non è ancora stata chiarita». Sì perché più in generale le Rsa, per tramite delle varie associazioni di categoria, si lamentano per il meccanismo poco chiaro con cui la Regione ha messo a disposizione una quarantina di milioni di euro, più altri trenta per il sostegno alla spesa farmaceutica. Per accedere ai 5,3 euro in più le Rsa infatti devono bloccare le rette, ma la misura vale soltanto per le case di riposo che hanno dei mensili chiesti alle famiglie superiori al 2% rispetto alla media dei costi calcolati all’interno delle singole Ats. «È un mezzo pasticcio perché non conosciamo ancora questa cifra – spiega Mario Sesana, presidente provinciale di Uneba, ente che rappresenta il maggior numero di Rsa attive nel Comasco – una volta fatta la delibera la Regione ci ha chiesto di comunicare entro fine gennaio le nostre rette, così da calcolare la media dei costi a carico delle famiglie. Per il territorio dell’Ats Insubria occorre fare il conto sia per le strutture di Como che per quelle di Varese. Dunque ormai le rette varate per gennaio in molti casi sono già in essere». «Il meccanismo del 2% non è chiaro – commenta Patrizio Tambini, presidente delle Giuseppine – bisogna rivedere credo il dispositivo. Noi indipendentemente dalla delibera regionale abbiamo adeguato solo le tariffe più datate, visto che per i nuovi ingressi blocchiamo le rette per due anni così da aiutare le famiglie».

Le contestazioni

Le associazioni che rappresentano le Rsa hanno avanzato ricorso. Contestano alla Regione l’aumento delle tariffe disposto solo per l’assistenza ai casi più fragili, un’utenza che supera già un terzo degli ospiti complessivi e che però ha elevati bisogni di cura. Secondo i ricorrenti i contributi per le necessità sanitarie non vengono del tutto coperti dalle tariffe regionali, mentre le rette chieste alle famiglie dovrebbero sopperire solo ai costi alberghieri. Le Rsa si dicono sempre più “ospedalizzate”, gli anziani che arrivano in casa di riposo hanno condizioni di salute sempre più critiche.

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