Ricorsi al Tar e ritardi per il cantiere verso viale Geno: «No alle ruspe in estate»

Esercenti preoccupati per ipotetici lavori proprio nei mesi più importanti per il settore

Como

Mentre le carte bollate volano verso il Tar, tra piazza Matteotti e piazza De Gasperi, il clima è tutt’altro che sereno. Il progetto di riqualificazione del lungolago verso viale Geno, firmato dalla giunta Rapinese, ha innescato una vera e propria rivolta silenziosa tra chi quel pezzo di città lo vive e lo lavora ogni giorno.

Se per il Comune il restyling è un atto necessario per restituire decoro all’area della funicolare, per ristoratori e residenti la questione si riduce a due nodi critici: il tempismo d’esecuzione e un metodo decisionale senza riguardi per le attività.

Il coro che si leva dai dehors è unanime: far partire i lavori a marzo, proprio mentre la città si risveglia per la Pasqua e l’inizio dei grandi flussi turistici, è considerato un suicidio economico.

Alessandro Tondo, dell’Ox Pub and Grill, sottolinea il paradosso: «È una cosa assurda iniziare adesso. Siamo attività che danno lavoro a tante famiglie, abbiamo fatto investimenti importanti e paghiamo regolarmente l’occupazione del suolo pubblico. Veniamo penalizzati nel momento esatto in cui dovremmo iniziare a recuperare le perdite dei mesi freddi».

Durata

La preoccupazione non riguarda solo l’estetica del cantiere, ma la sua reale durata. La memoria dei comaschi è lunga e i precedenti non aiutano a infondere fiducia. «Abbiamo visto troppi lavori iniziati e poi lasciati a metà per mesi», aggiunge Tondo. Per questo motivo, l’esercente ha avanzato una proposta provocatoria ma concreta per tutelare chi rischia il fatturato: «Bisognerebbe mettere delle sanzioni in caso di ritardi. Una sorta di rimborso per ogni giornata di lavoro persa».

Non tutto del “piano Rapinese” viene bocciato. Sulla pedonalizzazione dell’area, molti si dicono favorevoli.

Luca Molteni, impegnato quotidianamente con i tour privati in barca, ammette il fascino dell’operazione: «Se il posto diventasse tutto pedonale sarebbe meraviglioso, ma il vero punto è: perché non si possono mantenere tutti i tavolini?». Il timore è che la riqualificazione diventi un pretesto per trasformare una piazza viva in uno spazio monumentale ma vuoto.

Sulla stessa lunghezza d’onda si pone Flavio Grisorio, del Bar Lario, che punta il dito contro la programmazione: «Il problema è iniziare i lavori adesso, nel periodo più sbagliato, quando si mette in forza l’attività commerciale». Per l’esercente, la soluzione sarebbe stata elementare: «I lavori vanno iniziati a ottobre o novembre, per finire ad aprile. Partire ora significa avere il cantiere davanti almeno fino a giugno, se tutto va bene». Grisorio ribadisce l’importanza vitale dei dehor: «Non puoi non avere i tavoli. Non si può ignorare che la gente, con il bel tempo, vuole stare fuori».

Disastro

Anche Umberto Coppola, del ristorante Fratelli Coppola, pur apprezzando l’intento estetico teme un disastro senza precedenti. «Riqualificare Como è bello, il lungolago è meraviglioso ma senza la possibilità di sfruttare appieno l’attrattiva estiva, il rischio è di non coprire i costi fissi come affitti e stipendi», spiega.

Anche chi non vive di turismo, come il residente storico Giorgio Gaffuri, esprime forti perplessità sulla filosofia che guida l’intervento, criticando la scelta di una piazza “pulita” da sedie e ombrelloni: «I turisti vengono da noi perché vogliono vivere l’atmosfera all’aperto. Toglierli non serve a nulla, se non a impoverire l’offerta».

Ciò che emerge con forza è la sensazione di un mancato dialogo tra Palazzo Cernezzi e i cittadini. «Sarebbe bastato un tavolo tecnico - conclude Tondo -: discutiamo i problemi reali e cerchiamo di capire come migliorare l’area senza distruggere le imprese». Ora la parola passa ai giudici del Tar, mentre gli esercenti attendono la Pasqua sperando che le ruspe non siano gli unici ospiti della stagione 2026.

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