«Riportiamo in politica il dialogo e l’ascolto. Como sia dei cittadini»

Le interviste ai capigruppo Patrizia Lissi, consigliera comunale di minoranza, capogruppo del Partito Democratico ed ex infermiera

Estroversa quanto basta per entrare in politica, Patrizia Lissi guarda alla Como che verrà tenendo lo sguardo sul centro tanto quanto sulle periferie. Stadio, scuole, caro affitti, servizi ai cittadini: di domande aperte ce ne sono ancora tante. E non è detto che entro il 2027 trovino tutte una risposta. Su una cosa però, pare non ci siano dubbi: dal 2022 in poi, il consiglio comunale di Como non è stato più lo stesso.

Partiamo dall’inizio: perchè una persona entra in consiglio comunale?

Io sono entrata con Lucini, mi chiesero di candidarmi ed ero già segretaria del circolo del Pd. Anche se ero un po’ perplessa, mi sono appassionata e ho iniziato a capire le problematiche comunali. C’era il patto di stabilità e mancavano i soldi.

E poi il risultato del 2022: la più votata di Como. Se l’aspettava?

No, non sono mai stata brava a farmi pubblicità, andare lì da uno e dirgli “mi raccomando, votami”. Però ho sempre cercato di tessere relazioni. Tra il papà partigiano e la mamma cattolica antifascista, ci sono sempre state grandi discussioni politiche. Per me è stato bellissimo e fondamentale.

Si ricorda cosa voleva fare da bambina?

Pensavo all’assistente sociale. Poi però nel nostro negozio di via Napoleona ho conosciuto parecchie infermiere che lavoravano al Sant’Anna vecchio, e ho scelto di diventarlo anch’io. Sono stata in reparto Covid, con i pazienti terminali e ho fatto assistenza domiciliare. Certe frasi non le scorderò mai.

Veniamo alla sua occupazione di consigliera: come sta andando?

Questa amministrazione ci ha bocciato tutto, anche se noi siamo sempre entrati nel merito e anche quando si trattava di mettere un corrimano a Rebbio. Di fatto, chi non è in pensione, ritaglia tempo dalla propria vita ed è quasi un volontariato. I documenti bisogna studiarseli, se vuoi portare proposte valide.

Cosa c’è di urgente a Como ora?

Senz’altro la faccenda delle scuole. È logico che il discorso della denatalità esiste però, attorno a una scuola, c’è sempre un tessuto sociale a cui pensare. E poi c’è la penalizzazione dello sport. In via del Dos c’è un nuovo progetto che però non aiuterà chi ha una disabilità gravissima. Penso poi alla palestra di via Giulini, e alla piscina di Muggiò. Prima di essere eletto, Rapinese annunciò tra gli applausi che in 3-6 mesi l’avrebbe riaperta. Sono passati quattro anni ed è ancora chiusa.

E lo stadio?

È un’occasione forse unica, certo, ma tutti questi processi devono essere governati dalla politica includendo le minoranze e considerando anche chi vicino allo stadio ci abita. Invece è come se il cittadino fosse visto come un nemico.

Addirittura, in che senso?

Non si è mai vista una mobilitazione in una città così tranquilla come in questi anni. La gente chiede di confrontarsi.

Cosa fa il suo gruppo su questo punto?

Cerchiamo di fare rete con associazioni e cittadini. Sono tanti quelli che ci contattano ed è un buon segno. Vogliamo una città migliore? Allora dobbiamo dialogare, perchè senza partecipazione ci saranno sempre e solo scontri.

Ai comaschi importa di ciò che succede in consiglio?

Alle elezioni del 2022, al primo turno c’è stata un’affluenza del 44,33%, al ballottaggio 35,76%. Davvero un cittadino rinuncia ad andare a votare per la sua città? Partiamo da qui, dall’invogliare le persone a dire: «No, vale la pena».

Si parla già di elezioni: secondo lei i cittadini hanno ancora fiducia nella maggioranza?

Questa maggioranza ha ancora il suo seguito, però secondo me è cambiato qualcosa, alcune persone che hanno votato la lista Rapinese ci hanno poi confidato di essersene pentiti. Del resto, come ho detto prima, sembra che il cittadino sia un nemico invece di essere un attore della città.

Cosa bisogna fare in questo prossimo anno?

Bisogna ricostruire la città: Como centro, ma anche le periferie. Rendiamola un luogo dove le persone vadano volentieri a vivere, non solo perchè è bello il panorama, ma anche perchè accoglie anziché respingere.

Pensa che Como respinga?

Se già Como è inaccessibile per i prezzi alti, i servizi non devi toglierli. Penso alle coppie giovani che cercano casa da comprare o in affitto. Quando furono annunciate le prime chiusure delle scuole, alcuni genitori mi avevano detto: «Noi ci siamo trasferiti a Como apposta» perché per due giovani che lavorano avere la scuola vicino non è una banalità. Non sono bamboccioni, ma persone che lavorano e affrontano la quotidianità con fatica.

Qualcuno le ha mai chiesto di diventare sindaco?

Sì, sia quelli del mio gruppo, sia diversi cittadini. Credo che ognuno debba conoscere i propri limiti e valutare la posizione dove è più utile. In questo il mio partito mi supporta molto. Ogni intervento o presa di posizione è frutto del nostro continuo confrontarci.

A proposito: crede che il suo gruppo abbia sbagliato qualcosa in questi anni?

Senz’altro ci sono stati errori. In certe delibere, studiate in fretta, ci sarà sfuggito qualcosa. Chiedo scusa a chi mi ha votato, se magari non mi sono impegnata a sufficienza. Una cosa che invece sbaglio a livello personale è l’essere rigida quando mi sento trattata male.

Nelle serate di consiglio comunale, non sono mancate occasioni di scontro tra lei e il sindaco. Una aveva a che fare con una certa “tabaccaia della Valtellina”: che rapporto avete voi due?

Non ho mai amato “l’uomo forte al potere”. Tanti mi dicono «resisti». Non è facile: è faticoso, anche dal punto di vista umano. Quando si è insediato, Rapinese disse che avrebbe sempre avuto un confronto con la minoranza. Ma davanti a un atteggiamento di chiusura così, di tutta la giunta, è difficile avere relazioni. Anche se una sera, uscendo dalla seduta, un consigliere di maggioranza mi ha chiesto scusa per le offese del sindaco. In tutto questo, ricordiamoci che Como è “città messaggera di pace”.

Ora però mi deve dire una qualità del sindaco...

Ha una grande “capacità” nel comunicare.

E con gli altri partiti come va?

Ci si parla. Ma anche con Landriscina, nonostante tutti gli scontri che abbiamo avuto io e lui, c’era un clima diverso.

Cosa mi dice di Paola Ceriello e di Paola Tocchetti?

Hanno avuto coraggio, non credo sia facile uscire dal gruppo Rapinese.

Una regola per chi entra in consiglio?

Se fai il consigliere, l’assessore o il sindaco, sei cittadino anche tu. Devi ragionare così, pensare al bene della città, anche indipendentemente dal tuo partito. E se l’amministrazione precedente ha sbagliato, devi andare avanti.

Abbiamo parlato della Como di oggi: com’è la sua città ideale?

Una città dove uno dice: «Ci vado volentieri a vivere». E perché ci vado volentieri? Per i servizi. Non soltanto perché è bella esteticamente, ma perché mi accoglie.

Senta, ma lei è contenta?

Sì, sono diventata nonna da 7 mesi, anche se il passaggio verso la pensione è stato delicato, perchè perdi il tuo ruolo sociale. Però continuo a lavorare, affinchè anche mio nipote acceda alla bellezza, possa camminare in un bel prato e vedere un fiore.

© RIPRODUZIONE RISERVATA