Rsa, rette ormai fuori controllo. A Sondrio pagano 650 euro meno

Terza età Secondo uno studio Cisl la provincia di Como si conferma tra le più care della Regione. E per gli anziani malati gravi il contributo pubblico non arriva a coprire neppure la metà dei costi

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Al mese in Rsa a Como la retta in media costa 651 euro più che a Sondrio, per un anziano malato grave il contributo del sistema arriva al 40%, dunque non copre neppure la metà dei costi.

Uno dei dati che emergono dall’ultimo rapporto pubblicato dai pensionati lombardi della Cisl, a proposito di residenze per la terza età, è la netta disomogeneità dei costi e delle offerte presenti nelle varie province lombarde. Le rette a Milano sono inarrivabili, vero, ma dietro a Monza anche il nostro territorio è in assoluto uno dei meno economici. La retta massima nelle Rsa dell’Ats Insubria raggiunge 89 euro al giorno, a Sondrio dove invece i costi sono più contenuti alle famiglie vengono chiesti massimo 66 euro. Le tariffe minime, calcolate in media su tutte le strutture, qui toccano 79 euro, nel territorio dell’Ats Montagna 60 euro. Fatto il calcolo medio sono 84 euro al giorno contro 63 euro come retta giornaliera. Quindi la differenza tra una Rsa di Como e una di Sondrio marca precisamente 651 euro al mese di distanza, all’anno sono 7.812 euro. Sono 2.604 euro al mese contro 1953 euro.

Calcoli in autonomia

A proposito di diritto alla salute tutti i cittadini dovrebbero pagare la stessa quota. Ma le Rsa come enti per la maggior parte privati calcolano in autonomia le rette. C’è però un contributo per i posti letto a contratto riconosciuto alle stesse Rsa da parte del sistema sanitario regionale che in teoria dovrebbe arrivare al 50% della spesa totale. Questo contributo dipende da quanto è grave la situazione dell’ospite, dell’anziano. Negli ultimi anni le condizioni di salute degli utenti delle Rsa si sono molto aggravate, da casa esce quasi solo chi non è più gestibile a domicilio.

Su otto diverse fasce di gravità, dove la prima è la più critica e l’ottava la più lieve, nelle prime due classi, dice la Cisl, si concentra il 36% degli anziani presenti nelle Rsa. Secondo Uneba, i gestori non profit delle case di cura, entro le prime tre classi si arriva a superare il 65% dell’utenza. Preso un anziano critico rientrante nelle prime due fasce, non Alzheimer, senza aggiuntivi bisogni di cura gravi (senza ad esempio alimentazione meccanica o senza episodi di aggressività) il sistema pubblico al giorno riconosce 54 euro, 1.674 euro al mese. Una cifra dunque distante da quanto spende una famiglia, come detto in media nel Comasco 2.604 euro domandati per la quota definita alberghiera. Fatto il calcolo percentuale si può dire che il sistema sanitario copre il 40% del totale dei costi. In un quadro di tariffe lombardo molto disomogeneo. L’assessore al Welfare Guido Bertolaso ormai tre anni fa aveva cercato di rendere più uniforme il sistema, le Rsa però si erano opposte al blocco delle tariffe a meno che la Regione coprisse davvero i costi per il 50%.

«Assistenza superiore agli standard»

«Le nostre strutture però garantiscono un’assistenza molto superiore agli standard minimi richiesti ormai poco aggiornati – commenta Mario Sesana, presidente provinciale di Uneba – offrono spesso professionisti, medici, terapisti. In Lombardia le tariffe non sono vincolate come altrove e gli aumenti registrati negli ultimi anni non pareggiano l’aumento dell’inflazione, dei contratti del personale e delle utenze».

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