Sanità, meno risorse anche per la Lombardia
Legge di bilancio. Il presidente comasco dell’Ordine dei medici: «Senza finanziamenti case e ospedali di comunità non funzioneranno»
Sanità, meno risorse alla Lombardia, a Como a rischio le cure domiciliari e servizi come casa e ospedali di comunità.
Le risorse assegnate nella legge di bilancio al fondo sanitario nazionale fanno discutere tutta Italia, l’incremento che pure c’è stato è largamente insufficiente a coprire i fabbisogni, il governatore lombardo Attilio Fontana si è detto «preoccupato».
Regioni come la nostra si aspettavano un aumento ben più sostanzioso, il doppio, in termini di miliardi di euro. Secondo l’assessore al welfare lombardo Guido Bertolaso sarà così impossibile «ridurre ancora le liste d’attesa», ma anche «pagare i sanitari che lavorano giorno e notte». Senza fondi aggiuntivi non decolleranno i nuovi reparti le cui mura sono state costruite con i soldi del Pnrr. Le ricadute in termini molto concreti interessano anche Como.
«Per forza, qui dobbiamo investire di più sul capitale umano – dice Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine dei medici di Como – senza medici e infermieri le case e gli ospedali di comunità che stiamo cercando proprio ora di avviare non possono funzionare davvero. Dobbiamo incentivare i professionisti sanitari a restare nel sistema pubblico entro i nostri confini, con maggiori stipendi e incentivi, altrimenti scapperanno verso la Svizzera, ma soprattutto verso il privato e la libera professione. E’ qui che servono più risorse».
Bocciato secondo Spata il voucher da 300 euro da assegnare agli anziani per pagare servizi sanitari e farmaci tramite privato. «Qui a Como sta già succedendo per cure come la dermatologia o l’oculistica – spiega Enrico Giuseppe Rivolta, storico medico del nostro ordine e referente regionale del sindacato Snami -; per fare un controllo dei nei o per fare piccoli interventi come la cataratta bisogna andare dai privati, perché i servizi pubblici senza medici in questi campi si sono progressivamente ritirati. Sono vuoti che si creano anche in ragione di un sotto finanziamento complessivo della nostra sanità».
I finanziamenti per la sanità secondo la Fondazione Gimbe sono ridotti rispetto alla crescita del prodotto interno lordo. «Per fare un esempio concreto, come da obiettivi a Como stiamo raggiungendo con le cure domiciliari a casa un 10% di pazienti over 65 – dice Salvatore Monteduro, sindacalista comasco oggi segretario confederale della Uil Lombardia –; questa misura però è finanziata fino a fine 2026, poi c’è un punto interrogativo. Quel collasso che ora teme anche Bertolaso noi lo denunciamo da tempo, servono più risorse. Senza incentivi medici e infermieri sono spinti a lasciare i pubblici ospedali per fare la libera professione. Ospedali e case di comunità rischiano di restare vuoti, lasciando i territori sempre meno presidiati».
Da tempo Como chiede investimenti per aumentare anche il numero di letti ospedalieri, sotto agli standard regionali e nazionali.
La Regione però dovrebbe spendere parecchi milioni di euro per ingrandire strutture e ospedali come il Sant’Anna, soldi che sta spendendo anche per mantenere in vita presidi come quello, poco funzionante, di Menaggio.
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