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I dati L’allarme di Radice (Avs): «La medicina territoriale mostra le crepe di un sistema indebolito»
Lettura 1 min.I guai della sanità locale: mancano 500 tra medici e infermieri e le liste d’attesa toccano i 720 giorni.
Poco meno della metà delle prescrizioni firmate dai dottori non vengono prese in carico dal sistema pubblico, aumenta il ricorso al privato e la quota di cittadini che rinunciano alle cure, circa nove ogni cento.
I problemi vissuti in questo periodo storico da ospedali e ambulatori sono noti, nella medicina di base mancano più di cinquanta dottori (sono meno di trecento), dagli elenchi dell’Asst Lariana servirebbero circa 250 infermieri in più, detto che sommando le realtà accreditate e le Rsa il fabbisogno arriva a 500 unità.
In Pronto soccorso ci sono grandi vuoti, sul lago è necessario fare ancora ricorso ai gettonisti, per la reperibilità degli anestesisti i reparti pagano bonus da 1.400 euro a turno. Psichiatria, centro trasfusionale, la coperta è corta in molte specialità. A settembre dovrebbe scattare la nuova indennità di confine, fino a 5.400 euro annui per gli infermieri che da Como, Varese e Sondrio non fuggono verso la Svizzera. I fondi però non sono ancora stati assegnati, se ne parla ormai da tre anni. Dal prossimo mese circa 300 medici di famiglia faranno in media sei ore di turno nelle case di comunità, dunque 1.800 ore mensili di servizio in più.
Un’altra scadenza attesa alla ripresa di settembre riguarda i finanziamenti programmati per la sanità comasca. Cento milioni di euro per ingrandire l’ospedale Sant’Anna, con l’accordo di programma per ripensare il vecchio ospedale di via Napoleona che l’assessorato regionale al Welfare ha annunciato di voler ridiscutere, convocando il tavolo tecnico finita l’estate.
Tutte cifre e punti scoperti che vengono analizzati da Lucas Radice, segretario provinciale di Avs. «Indicata per anni come modello d’eccellenza, oggi la nostra sanità mostra le crepe di un sistema indebolito da scelte politiche miopi, con un progressivo arretramento del pubblico – scrive Radice -; i dati regionali raccontano una realtà che non può essere ignorata. Nel 2025, a fronte di oltre 37 milioni di prestazioni prescritte, poco più della metà risulta effettivamente presa in carico dal sistema sanitario pubblico. Nel territorio comasco questi numeri diventano esperienze quotidiane, e purtroppo sono anche peggio della media: mesi di attesa per visite ed esami, pronto soccorso sotto pressione, difficoltà crescenti nella medicina territoriale. Solo nell’ultimo bando regionale per l’assegnazione di ambiti carenti risultano scoperti 293 posti da medico di base in provincia di Como. Nella sola Asst Lariana - prosegue Radice - mancano all’appello circa 250 infermieri e circa 55 specialisti ospedalieri nelle discipline più gravose e meno remunerative, dal pronto soccorso all’anestesia, dalla psichiatria alla medicina trasfusionale, per un fabbisogno complessivo che, contando anche operatori e tecnici, supera abbondantemente le 500 unità. A livello nazionale, i dati raccolti da Cittadinanzattiva parlano da soli: tempi di attesa che arrivano fino a 360 giorni per una Tac al torace, 540 giorni per una risonanza all’encefalo e 720 giorni per una colonscopia, con molte prime visite specialistiche che superano i 400 giorni di attesa».
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