«Sbagliato rifiutare il vaccino
È sicuro e salverà molte vite»

Silvio Garattini, farmacologo e fondatore dell’Istituto Mario Negri: «Funzionerà anche contro la variante inglese del coronavirus»

Stanno per arrivare i primi vaccini anti Covid, ma non tutti sono intenzionati a farsi vaccinare. Tra le prime categorie da difendere ci sono i sanitari e gli anziani delle Rsa.

Non c’è obbligo, si tratta di una libera scelta, ma dopo un anno nero segnato dal Covid era lecito immaginare non ci fossero contrari, anche a tutela delle persone da curare.

Silvio Garattini, farmacologo di fama mondiale e fondatore dell’Istituto Mario Negri, che segno è?

È un brutto segno, suona davvero male. Del resto anche l’adesione al vaccino antinfluenzale tra i sanitari è sempre stata bassa, mai oltre il 30%. Dei nuovi vaccini ci possiamo certamente fidare. Il primo vaccino Pfizer è stato approvato da tre diversi enti regolatori, i più importanti al mondo. Stati Uniti, Inghilterra ed Europa, ora anche dall’Italia. Tutte le carte devono essere in regola. Sono state pubblicate le relative documentazioni scientifiche in maniera approfondita. C’è un foglietto illustrativo che tutti possiamo leggere. E c’è una continua attenzione a livello globale da parte di tutti, i riflettori sono bene accesi. Il vaccino è al centro delle aspettative. Il monitoraggio prosegue e noi abbiamo il vantaggio di potere osservare cosa accade nel Regno Unito che prima di noi è partito con la campagna.

Sappiamo quali siano gli effetti collaterali?

Sì, certo, è stato tutto reso noto. Per il primo vaccino che ha ricevuto il via libera si tratta degli effetti collaterali più comuni che si riscontrano in tutte le vaccinazioni. Nausea, dolore nel punto dell’iniezione, possibili mal di testa, dolori muscolari e ossei, fatica. È evidente che il beneficio che si ottiene è molto maggiore. L’efficacia ha numeri importanti, oltre il 90%. I casi Covid riscontrati nei volontari a cui è stato somministrato solo un placebo sono stati diversi, sono rarissimi invece nel campione dei vaccinati.

Perché c’è scetticismo?

Le comunicazioni confuse danno luogo ai pareri più disparati e meno autorevoli. Proprio le autorità devono prendere una posizione ufficiale subito, non devono attendere. Altrimenti si lascia spazio a idee e timori senza fondamento scientifico. Non deve ingenerarsi un meccanismo di sfiducia. Dobbiamo anche stare attenti a non dare troppa risonanza ai pochi scettici, forti si una larga maggioranza fiduciosa, speranzosa e ben informata.

Serve trasparenza?

Certo, non devono esserci favoritismi, nessuna corsia preferenziale. Alimenteremmo la sfiducia e la rabbia. L’operazione è complicata, è una sfida. Non deve essere presa alla leggera, ma organizzata con attenzione. Ci sono dosi da conservare a meno 70 gradi, con una logistica rapida, che dopo poche ore dallo stoccaggio deve raggiungere i soggetti da vaccinare.

Serve anche più chiarezza?

S,ì la chiarezza è necessaria, intanto è fondamentale dire a tutti che ci vorrà molto tempo. I primi vaccini non risolvono la pandemia. Le vaccinazioni di fine anno sono un atto importante, bello, che riscopre un’Europa di nuovo unita nella scienza. Ma sono una presentazione simbolica. Si stima che il 50% degli italiani verrà vaccinato entro dicembre 2021. Dunque abbiamo ancora davanti una lunga convivenza con il virus. Che ci impone di non dimenticare mascherine e distanza sociale, le uniche armi che tutti possiamo e dobbiamo sempre utilizzare. Non ci siamo ancora liberati dalla pandemia.

Il 50% vale l’immunità di comunità?

L’immunità detta di gregge è quella soglia oltre la quale la grande quantità di persone vaccinate difende indirettamente anche quei pochi che non possono essere vaccinati perché hanno una salute fragile. Non sappiamo quanto debba essere alta questa soglia con il Covid. Ma per ridurre la circolazione del virus bisogna almeno arrivare ad un 70% di soggetti vaccinati.

Dopo due ondate non siamo già un po’ immuni?

A riguardo sono poco ottimista. Intanto non sappiamo quanto a lungo le difese perdurino. E comunque le folle viste in questi giorni di shopping natalizio avranno su una larga fetta della popolazione delle ripercussioni. Non oggi, ma poco dopo Natale. Spero davvero sia una mia paura ingiustificata. Ma gli assembramenti festivi mi fanno temere l’arrivo di una forte terza ondata.

Lei farà il vaccino?

Quando verrà il mio turno certo, anche io farò il vaccino. Ho l’impressione che non avrò l’appuntamento in tempi brevi, ma sì lo farò con convinzione. Per accelerare il processo bisogna sperare che nei prossimi mesi altri vaccini superino la sperimentazione e si aggiungano a quelli già in dirittura d’arrivo. Così da accrescere le disponibilità.

Per quali tipologie di persone è indicato il vaccino Pfizer?

Il vaccino Pfizer è stato testato su soggetti maggiori di 16 anni, dunque non ci sono dati per le età più infantili. Nello studio il campione di volontari era formato in particolare da persone anziane e da persone anziane malate.

Il vaccino funziona anche dopo la mutazione inglese del virus?

Da un punto di vista teorico la mutazione osservata non compromette il lavoro compiuto dai vaccini. Sappiamo che la mutazione riguarda una singola proteina, diciamo un solo punto del virus. Mentre invece il vaccino agisce su tanti diversi punti del virus. Gli stessi vertici dell’agenzia europea per i medicinali, hanno dichiarato che non ci sono ragioni per pensare che il vaccino non sia efficace anche su di un virus mutato. Comunque in pochi giorni si possono fare tutte le prove necessarie per verificarlo.

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