Scuola, a Como il fronte si scalda. Pd: «Razionalizzare non è come vendere le case»
Como Una serata per parlare con Chiara Braga del nuovo decreto sugli studenti stranieri. Poi la critica alle scelte dell’amministrazione Rapinese
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A livello nazionale, il nuovo decreto Meloni sulle normative previste per le scuole, tra cui il tanto discusso tetto del 30% sulla presenza nelle classi di studenti con cittadinanza non italiana. Molti chilometri più a nord, a Como le scuole continuano ad essere nell’occhio del ciclone, tra battaglie legali, decreti e accorpamenti sempre nuovi. «Il denominatore comune tra questi due provvedimenti è una linea demagogica che ignora il ruolo chiave delle scuole nei processi di integrazione» ha esordito Eleonora Galli, consigliera comunale del PD di Como, all’incontro d’urgenza convocato dal Partito Democratico ad Albate, lo scorso venerdì sera.
Tra gli ospiti della serata, anche la capogruppo PD alla Camera Chiara Braga, che ha sottolineato il carattere propagandistico del decreto Meloni, ritenuto responsabile di aver distolto il dibattito politico dalle «vere emergenze del Paese», come il caro-vita che opprime le famiglie, e compromesso l’inclusione nelle scuole. «Stanno costruendo una narrazione tossica che ci dice che la scuola non è uguale per tutti i bambini, che alcuni sono meno graditi di altri, quando in realtà è proprio nelle classi che si dovrebbe realizzare l’articolo 3 della Costituzione sulla piena uguaglianza dei cittadini». Sul fronte comasco, i giudizi non sono stati meno taglienti e la ricostruzione delle politiche sul versante scuola dell’amministrazione Rapinese dal 2023 a oggi ha suscitato brusii di disapprovazione.
«In tutti questi anni, le misure stabilite o non sono state attuate o sono state contraddette, svelando così l’assenza di una visione strategica su un tema così fondamentale» ha spiegato Stefano Legnani, consigliere comunale Pd, segnalando anche la tendenze sempre maggiore delle famiglie comasche di iscrivere i figli a istituti privati capaci di garantire una didattica continuativa. A questo si è poi aggiunto il tema degli accorpamenti dei plessi: «Gli accorpamenti non possono tenere conto solo della dispersione scolastica e di altri dati simili: razionalizzare la scuola non è come vendere le case e fare gli immobiliaristi. Dietro le scuole ci sono volti, persone e competenze che meritano rispetto. Rispetto che il sindaco non ha dato, continuando invece a deprezzare ogni iniziativa della cittadinanza» ha spiegato con enfasi Roberta Capone, segretaria generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza della CGIL, ribadendo tra i valori fondamentali anche quello del dialogo e del confronto con il mondo della scuola e dei genitori. In questo senso, tra gli interventi del pubblico, anche quelli di Umberto Fumarola e Francesco Rizzi a nome del comitato “Como a misura di famiglia” e di Mira Bianchi, docente di riferimento della primaria Corridoni. «Ogni giorno il sindaco se ne esce con una: inverno demografico, sicurezza... ogni volta un nuovo accanimento per avere il nostro terreno – ha puntualizzato la maestra Bianchi – Però la questione non è solo con il sindaco e tutta l’amministrazione comunale è responsabile: il silenzio è un assenso, e questo ci tengo a dirlo».
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