A Como meno studenti ma più bisogni

Istruzione Nascite in calo, diminuiscono gli iscritti: eppure le certificazioni di disabilità sfiorano quota 3.500 Presidi in allarme per l’avvio dell’anno: mancano circa 750 insegnanti di sostegno. Gli educatori non bastano

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Como

Diminuiscono gli alunni, ma le classi sono sempre più “sanitarizzate”: sono 3.410 gli studenti nelle scuole dell’obbligo pubbliche di Como e provincia con una disabilità certificata. Nel 2006 le certificazioni di disabilità erano 1.350, nel 2016 2.768, l’aumento anche quest’anno conferma un trend in salita in un momento storico in cui la popolazione scolastica peraltro si sta molto riducendo, abbiamo perso circa il 15% degli alunni in un decennio colpa del calo delle nascite.

I numeri delle disabilità

Sono 268 le disabilità presenti nelle scuole dell’infanzia, 1.408 alle elementari, 1.129 alle medie e 605 alle superiori, sul totale 1.707 per bisogni gravi, i dati sono aggiornati a fine luglio. Le disabilità sensoriali sono una piccola minoranza, crescono problemi legati a comportamento e attenzione, spettri autistici, problemi affettivi e relazionali.

È un tema che tocca tutti i territori, certo la città capoluogo somma la maggiore utenza, dunque accoglie in totale 827 certificazioni dall’asilo alle secondarie di secondo grado. È proprio alle superiori ci sono concentrazioni significative. Sono 165 le certificazioni alla DaVinci-Ripamonti, 75 al Pessina, 58 al Vanoni di Menaggio, al contrario in coda il Teresa Ciceri, sei certificazioni, il Galilei, cinque e il Volta, soltanto due. Appare chiaro che nei professionali ci sono più difficoltà, nei licei invece questi alunni di fatto non sono presenti.

Per comprendere l’aumento del fenomeno occorre dire che rispetto all’inizio del millennio la sensibilità delle famiglie e dei docenti si è acuita, sono molto migliorate le capacità del sistema di intercettare i bisogni.

Gli insegnanti di sostegno

I posti di sostegno riconosciuti in organico sono in totale 1.115, quelli in deroga ancora vuoti 748. Gli insegnanti per aiutare questi alunni non bastano mai, i presidi faticano a trovarli. All’inizio dell’anno scolastico non manca molto, il personale specializzato è carente, a settembre si aprirà l’ennesima caccia al docente. I Comuni, sopratutto quelli piccoli, garantiscono a volte educatori aggiuntivi. Un di più non ovunque scontato, con meno ore assegnate rispetto al passato. È una scuola sanitarizzata la nostra? «È un tema ormai annoso – commenta Giuseppina Porro, dirigente scolastico dell’Istituto Como lago dove ha sede il Centro territoriale per l’inclusione – crescono le disabilità psichiche, autismo e problemi comportamentali, le disabilità sensoriali sono residuali. Raccogliamo l’eredità del Covid, ci sono disfunzionalità diffuse, già dall’infanzia si respira un disagio reale». Certificare una disabilità, magari comportamentale, già dall’asilo non rischia di bollare un bambino all’inizio della carriera scolastica? «Non dobbiamo stigmatizzare nessuno, non inviamo alunni alla Neuropsichiatria a cuor leggero - dice Porro – ma ottenere docenti di sostegno spesso è l’unico modo che abbiamo per gestire bene il gruppo classe. Già dalle materne ci sono maestre che tornano a casa con morsi e lividi. Le certificazioni sono l’unica strategia per garantire a tutti un buon livello qualitativo d’istruzione. Seguendo caso per caso, fino dove possibile al superando delle difficoltà grazie a un sostegno mirato».

Nei numeri esposti non sono conteggiate le disabilità presenti nelle scuole private e accreditate, argomento a parte i disturbi dell’apprendimento, assai più numerosi, per i quali però non c’è il riconoscimento di un sostegno, sono problemi più lievi, non sanitari.

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