Spata: «Attenti, non è finita qui»
«Prudenza e tenete le distanze»

Il presidente dell’Ordine: «Avrei auspicato maggiore gradualità» «Virus indebolito? Non è provato. Più test e il vaccino anti influenza a tutti»

Como

Adesso più che mai, dice il presidente dell’Ordine dei medici, serve prudenza. «Bisogna fare tantissima attenzione – sottolinea Gianluigi Spata – Io avrei auspicato più calma e più gradualità. Capisco la frenesia della ripartenza, ancor più in un territorio produttivo e vitale come il nostro, ma non abbiamo definitivamente voltato pagina. Il messaggio da rivolgere ai cittadini, come un appello, è che non è ancora finita. Da lunedì non devono tornare feste, code, ressa. Ovunque, a maggior ragione negli ospedali, negli ambulatori. Non bisogna tornare a bussare alle porte della sanità senza accortezza e senza precauzioni. Bisogna sempre attenersi alle indicazioni dei medici».

La cautela di Spata, chiesta a gran voce anche da tanti altri medici e specialisti, è velata dal timore, dalla paura che con il moltiplicarsi dei contatti il virus possa di nuovo tornare fare danni seri. «Ho sempre detto che la fase 2 mi dava parecchio da pensare, figurarsi questa fase due e mezzo. È vero, i dati grazie al lockdown sono parecchio migliorati, la diminuzione è stata costante. Ma in questi giorni vedo troppe persone in giro. Vedo gente per la strada senza la mascherina o con la mascherina sotto al naso. Vedo gruppi di mamme con attorno i bambini e parecchi capannelli di giovani. Non va bene. Fintanto che il vaccino non ci renderà davvero immuni dovremo convivere con la distanza sociale e i dispositivi per la protezione individuale. Non ci sono evidenze scientifiche di un’attenuazione del virus». Con il ritorno del freddo i virus più comuni, a partire dall’influenza, torneranno a minacciarci e a confondersi con il coronavirus. «Per questo sarà importante fare vaccini antinfluenzali di massa – spiega ancora il medico – Non protegge dal coronavirus, ma libera il campo dalle altre simili patologie, dalle normali influenze, facilitando quindi la diagnosi. Dobbiamo farlo sui bambini, il primo veicolo del contagio in famiglia, e in maniera importantissima sugli anziani. L’obiettivo è coprire il 75% degli over 65».

Sempre secondo Spata uno dei primi campanelli d’allarme che deve suonare per non fare ripartire il contagio è quello dei medici sentinella. I medici di medicina generale hanno il compito di monitorare il territorio e gli assistiti valutando l’insorgenza di nuovi casi o, peggio, di nuovi focolai.

E poi c’è il capitolo test: «Sui tamponi, non bisogna certo dirlo ai medici, serve assolutamente fare un passo avanti. Aumentare i controlli, il numero degli esami, andare a casa dei malati potenziali e verificare anche i loro contatti diretti ed indiretti. Quanto ai test sierologici, invece, restano un utile strumento epidemiologico, per capire la diffusione della malattia. Attenzione però, non sono patentini d’immunità. In più occorre fare una distinzione tra le diverse tipologie di test del sangue, alcuni non sono affidabili, bisogna rivolgersi ai centri che hanno metodologie rigorose e certificate». (Sergio Baccilieri)

© RIPRODUZIONE RISERVATA