Specializzandi in Ortopedia,
Bertolaso difende il reparto

Un piccolo numero di interventi sarebbero avvenuti sempre, ha detto in consiglio regionale l’assessore al Welfare, con la presenza di medici titolati «in regime di guardia attiva»

Como

Il caso degli specializzandi di Ortopedia approda anche in consiglio regionale, l’assessore Guido Bertolaso difende l’operato del reparto, dall’opposizione chiedono maggiori controlli. Secondo quanto ricostruito nei mesi scorsi diversi interventi chirurgici al Sant’Anna e al Sant’Antonio Abate sarebbero stati eseguiti da medici specializzandi in assenza di medici tutor strutturati. Un piccolo numero di interventi, ha fatto sapere a distanza di un mese l’Ats Insubria dopo aver effettuati dei controlli, con la presenza, ha ripetuto anche ieri in aula l’assessore al Welfare Bertolaso, di medici titolati «in regime di guardia attiva». Il consigliere del M5S Nicola Di Marco, presentata ieri l’interrogazione, ha così risposto «volevamo però sapere se Regione Lombardia avesse intenzione di adottare iniziative di carattere strutturale sia per aumentare i controlli all’interno degli ospedali, affinché simili situazioni non possano verificarsi, sia per prevenire criticità organizzative legate alla carenza di personale che possano indurre le strutture a operare impropriamente».

In settimana alla Camera il Ministro dell’Università Anna Maria Bernini ha risposto in maniera simile sullo stesso tema sulla base di quanto verificato dall’Ats e dall’università dell’Insubria, cui afferisce il primario del reparto di Ortopedia. I medici specializzandi impegnati nelle sale erano comunque già assunti tramite decreto Calabria, uno strumento introdotto durante il Covid che consente un certo grado di autonomia. Bernini comunque a proposito dell’uso improprio degli specializzandi in medicina ha detto che talvolta in corsia «ci sono colossali patologie, quando non reati», promettendo interventi. Quanto al caso di Como la parlamentare del M5S Marianna Ricciardi presentando l’interpellanza ha fornito al Ministro i documenti dei registri operatori da cui risulterebbe la presenza di soli specializzandi, senza nomi e cognomi di medici atti a vigilare e formare, in un singolo caso senza nemmeno un operatore chirurgico di supporto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA