Cronaca / Como città
Giovedì 01 Gennaio 2026
Stretta sui tavolini a Como. Baristi e ristoratori: «Pronti al ricorso»
Il caso Rabbia per l’approvazione delle nuove regole: «Ci riuniremo per opporci con un’azione collettiva». «Ogni locale è diverso, perché annullare le specificità?»
È diventato realtà il nuovo regolamento sui tavolini e sull’occupazione del suolo pubblico. L’approvazione definitiva è arrivata nel consiglio comunale di lunedì e tra i ristoratori il clima è tutt’altro che sereno. La notizia, giudicata da molti «calata dall’alto», ha aperto una fase di forte incertezza e acceso un dibattito che ora guarda soprattutto al futuro: cosa faranno i ristoratori da qui in avanti?
La linea che emerge dalle voci raccolte nei locali del centro è chiara: nessuna decisione affrettata, ma la volontà di muoversi insieme. L’ipotesi più condivisa è quella di un ricorso collettivo, evitando iniziative individuali. «Da soli non si va da nessuna parte – sostiene Franco Viganò, del Bar La Quinta –. O si fa qualcosa tutti insieme oppure non ha senso. Molti stanno pensando al ricorso». Una posizione che trova conferme anche in altri esercenti, alcuni dei quali hanno già partecipato a primi incontri informali, anche con il coinvolgimento delle associazioni di categoria.
C’è poi il nodo economico e occupazionale. La riduzione dei posti a sedere, soprattutto all’esterno, potrebbe avere un impatto diretto sul lavoro. «Se passi da cento coperti a quaranta – osserva ancora Viganò – cosa fai con il personale?». Una preoccupazione condivisa da molti ristoratori, che vedono nel nuovo regolamento il rischio concreto di dover ridurre le ore o addirittura i posti di lavoro.
La richiesta di dialogo
Accanto al ricorso, però, prende forza un’altra richiesta: l’apertura di un tavolo di confronto con l’amministrazione. Le nuove regole, secondo molti operatori, non sono sufficientemente chiare e rischiano di tradursi in costi elevati e scelte difficili nel giro di poco tempo. «Non abbiamo ricevuto comunicazioni ufficiali, né mail né pec – racconta Corrado Visini della Gastronomia Visini – e ora ci troviamo a dover capire come adeguarci, se e quando». Il timore è che l’attuazione del regolamento avvenga senza tempi di transizione adeguati.
Sulla stessa linea Antonio Alore, del ristorante Il Cervo, che invita a riflettere sulle conseguenze delle nuove regole. «Prima di fare certe scelte bisognerebbe pensare alle persone – afferma –. Qui parliamo di famiglie e lavoratori che rischiano di restare a casa. Le regole servono, ma senza dialogo non si va lontano». Per Alore, il ricorso potrebbe diventare soprattutto un mezzo per riaprire il confronto con l’amministrazione.
Anche chi, come Maurizio Colangelo dell’Antica Pizzeria, ammette di essere meno penalizzato dalla nuova normativa, guarda con attenzione alle prossime mosse collettive. «L’idea è quella di un ricorso comune – spiega –. Poi si vedrà. L’importante è restare uniti». Una posizione pragmatica, che riassume l’atteggiamento prevalente: attendere, organizzarsi, capire.
Sul fronte dell’immagine della città, molti criticano l’idea di un’omologazione estetica degli spazi esterni. Giorgio Marelli, della Darsena, sottolinea come l’uniformità rischi di togliere carattere a una città turistica come Como. «Ogni locale ha la sua identità – dice –. Rendere tutto uguale significa spegnere la diversità che attira le persone».
Costi importanti
Al Posta Design Hotel, la responsabile Anita Gagliano parla di investimenti fatti e ora messi in discussione. «Cambiare tutto avrebbe costi importanti – spiega –. Prima di decidere se aderire a un ricorso dobbiamo confrontarci e soprattutto capire bene di che cosa si tratta, cosa possiamo e non possiamo fare».
La speranza dei ristoratori è che l’azione legale possa diventare uno strumento per aprire un confronto vero con il Comune, chiarire le regole e valutare soluzioni più flessibili. Per ora, la categoria resta sospesa, in attesa di capire se al regolamento seguirà anche un ascolto.
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